Il grande nemico della Terra: la deforestazione

Circa il 35% della superficie terrestre è composta da foreste e terreni boschivi. Questa percentuale in continua diminuzione a causa dell’antropizzazione e del rilascio di sostanze tossiche in natura, ha inquinato numerose zone del pianeta, comprese atmosfera, oceani, bacini idrici e corsi d'acqua. Tale fenomeno provoca in diverse zone piogge acide, impoverimento e alterazione del suolo.

Le foreste sono il polmone della terra, sono loro che hanno trasformato il nostro pianeta in un’oasi verde adatta alla vita. Milioni di anni fa l’atmosfera terrestre era composta da una miscela inadatta alla vita organica, l’ossigeno non era presente e tanto meno l’ozono così importante per l’attenuazione dei raggi ultravioletti. A seguito dell’abbassamento delle temperature della superficie terrestre, grandi masse d’acqua iniziarono a condensarsi e a formare gli oceani.
Da lì iniziò la meravigliosa storia evolutiva del nostro pianeta, da organismi unicellulari acquatici si differenziarono le prime piante terrestri che a loro volta, grazie alla fotosintesi clorofilliana, iniziarono a trasformare la composizione dell’atmosfera fino a renderla adatta alla vita degli organismi superiori, uomo compreso. Ed è proprio la fotosintesi che aiuta l’umanità a contrastare il cambio climatico. Quest’attività di disboscamento è uno dei più grandi problemi della nostra epoca. L’impatto che questo fenomeno ha sul nostro ecosistema è di portata allarmante e i Paesi occidentali stanno cercando di rimediare a questo problema, attraverso l’intervento legislativo e la sospensione dell’utilizzo di fonti energetiche fossili sostituendole con fonti sostenibili nel rispetto dell’ambiente.
Le cause della deforestazione sono diverse e imputabili sia ai paesi in via di sviluppo che a quelli già industrializzati. Tra le principali cause: necessità di nuove aree coltivabili; necessità del legname come combustibile; domanda di legno pregiato.
Lo sfruttamento intensivo delle foreste legato, principalmente, all’ottenimento di un beneficio economico, va fermato risolvendo il problema in modo massiccio, poiché rischia di mutare completamente in nostro ecosistema con conseguenze terribili anche per l’umanità. Tra le conseguenze principali del fenomeno rientrano: l’intensificarsi dell’effetto serra; cambiamenti climatici e rischio idrogeologico; minore biodiversità.
Nell’ultimo report della FAO del 2015 si percepisce un lieve miglioramento, rispetto al tasso più alto di deforestazione raggiunto nel 1990. Nel periodo compreso dal 2000 al 2010, sono 7 milioni gli ettari di foresta persi ogni anno e il 40% di questi è dovuto alla conversione in campi coltivati. Le perdite più estese riguardano la fascia tropicale, principalmente in Sudamerica e in Africa, mentre le aree boreali registrano un trend in controtendenza, vedendo  aumentare il manto forestale.
In Italia non ci sono foreste ma dalle Alpi e su tutto il dorsale appenninico, il suolo è ricoperto di boschi. Il nostro paese secondo il rapporto della Guardia Forestale ha fatto enormi passi avanti circa la deforestazione. Negli ultimi vent’anni il patrimonio forestale è aumentato di 1,7 milioni di ettari, per un totale di 12 miliardi di alberi e 10 milioni e 400 mila ettari di superficie boscosa. A questi importanti dati si affiancano i risultati sulla quantità di carbonio contenuto nei suoli forestali italiani. Questa è pari a circa 1,2 miliardi di tonnellate di carbonio corrispondenti a 4 miliardi di CO2 e in base ai dati analizzati l’Italia, non incorre in nessuna sanzione perché è in pieno rispetto del Protocollo di Kyoto.

Fonte: www.unric.org; www.corpoforestale.it; www.keeptheplanet.org; www.ecologismo.it; www.scienze-naturali.it

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