Il Great Pacific Garbage Patch diventa sembra più grande

La quantità di plastica presente in mare fa sempre più paura! A riferire lo stato allarmante di salute dell’Oceano Pacifico è lo studio diretto dall’Ocean Cleanup Foundation e pubblicato su Scientific Reports.

È stato affermato che la cosìdetta isola di immondizia (nota come Great Pacific Garbage Patch), presente nelle acque comprese tra la California e le Hawaii sta crescendo in maniera sproporzionata.
L’atollo di spazzatura è prevalentemente costituito da reti da pesca, contenitori di plastica, imballaggi e corde. Secondo i dati emersi dalle rilevazioni via mare con imbarcazioni e via aerea, la gigantesca isola di plastica detiene ben sedici volte più detriti di quanto si pensasse e questi rifiuti, rappresentano una seria minaccia per la catena alimentare. La riduzione dell'inquinamento marino rappresenta una delle maggiori sfide che l'uomo dovrà affrontare in futuro. Considerando gli oltre 5mila miliardi di pezzi di plastica che galleggiano già ora in acqua, a cui si sommano 800 milioni di tonnellate di rifiuti gettati in media negli oceani ogni anno, le previsioni non sono rosee. Gli studi condotti dai ricercatori in una zona di oltre 600.000 miglia quadrate di oceano, precisando che la massa di rifiuti si è accumulata in massa a causa delle correnti. La nuova ricerca stima che “il sesto continente” sia composta da 79.000 tonnellate, circa 1,8 trilioni di pezzi, di plastica, e la maggior parte di questi pezzi sono microplastiche minuscole. La plastica essendo un prodotto a base di petrolio si disintegra lentamente, infatti durante la ricerca è stato estratto un frammento che aveva circa 40 anni. I ricercatori spiegano che senza un intervento tempestivo entro il 2025 la quantità di plastica presente in acqua sarà circa il triplo di quella registrata.
“È scioccante”, ha dichiarato Joost Dubois, portavoce della Ocean Cleanup Foundation che ha guidato il team di ricercatori di sette paesi, che continua: “Quasi 200 nazioni alla fine dello scorso anno hanno firmato una risoluzione delle Nazioni Unite per eliminare l’inquinamento plastico nel mare, una mossa che spero aprirà la strada a un trattato giuridicamente vincolante”.
Le implicazioni nocive per la biodiversità non ancora quantificabili nel dettaglio, ma se si pensa che tra il 1970 e il 2012 il numero di popolazioni di vertebrati è già calato del 49%, è facile aspettarsi il peggio. Senza dubbio la presenza di plastica danneggia inevitabilmente la vita marina, uccidendo creature come tartarughe e delfini, che la ingeriscono involontariamente entrando di conseguenza nella catena alimentare sotto forma di microplastiche.

A.I.

Fonte: www.nature.com

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