Legambiente e Altroconsumo pubblicano un dossier con le cifre aggiornate relative ai canoni di concessione delle acque minerali, cioè quanto costa alle multinazionali dell’acqua utilizzare la fonte per produrre un giro di affari da 2,3 miliardi di euro nel solo 2008.
Lo hanno definito “ Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali” e probabilmente il nome descrive bene il contenuto del dossier presentato dalle due associazioni. Un viaggio per l’Italia per andare a quantificare il businnes dell’oro blu, e come, dal punto di vista erariale, si pongono nei confronti delle grandi multinazionali dell’acqua.
Non vi è dubbio che l’acqua del rubinetto sia da privilegiarsi rispetto a quella in bottiglia, è dimostrato come sia più sicura e faccia bene all’ambiente evitando plastica e trasporti, ma grazie al dossier in oggetto possiamo entrare nel merito di un giro d’affari rappresentato dai dati del 2008: In Italia sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri. Acqua di sorgente prelevata da 189 fonti da cui attingono 321 aziende imbottigliatrici che pagano spesso cifre irrisorie per realizzare poi enormi profitti.
Non esiste una legge nazionale che disciplini precisamente le tariffe di concessione per l’imbottigliamento delle acque minerali, esistono solamente delle linee guida datate 2006 che definiscono le tariffe, differenziandole in tre gruppi: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.
Il problema denunciato da Legambiente e Altroconsumo è realmente immenso perché non solo, come possiamo pensare quantifica l’impatto ambientale dell,imbottigliamento, che è quantificabile per 12,5 miliardi di litri l’uso di 365mila tonnellate di PET, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per la fase di trasporto poi solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro, mentre il resto è affidato ai grandi TIR che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d’Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10). Ma se ne evince un problema economico che grava sulle tasche dei cittadini a favore delle grandi compagnie dell’acqua. Il rapporto si addentra nelle ragioni dimostrando come a seconda del territorio applichino tariffe irrisorie rispetto al bussinnes che genera l’imbottigliamento, di quello che non ci stancheremo mai di ricordare, è un bene comune.
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Qui puoi leggere e scaricare il dossier completo Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali
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