L’Europa dichiara guerra alle plastiche monouso

Dopo l’accordo trovato tra Parlamento e Consiglio Ue il 19 dicembre scorso è possibile iniziare a dire addio a piatti, posate, cannucce e ai prodotti di plastica monouso.

Il 28 marzo 2019 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la direttiva con la quale si mette al bando la plastica monouso inserita nel codice ambiente dalla legge di stabilità 2019 (articolo 1, comma 802, della Legge 30 dicembre 2018, n. 145) e pubblicata nella Gazzetta ufficiale UE. Gli Stati membri avranno tempo due anni per recepirla.

Votato a larghissima maggioranza il divieto di vendita all’interno degli Stati membri di articoli in plastica monouso, i più dannosi per l’ambiente, come posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini.  Ammessi i contenitori per bevande in plastica monouso, solo se i tappi e i coperchi resteranno attaccati al contenitore. Un secco e deciso no alla pratica dell’usa e getta, spesso utilizzato con poca sensibilità e consapevolezza in feste, pic-nic e vacanze low cost da cittadini e turisti poco green.

La proposta della relatrice Frédérique Ries (Alde, Belgio), prevede nel testo adottato anche il divieto di vendita a partire del 2021 per i sacchetti in plastica leggera, gli articoli di plastica oxo-degradabili e i contenitori per fast-food in polistirolo espanso. Ovviamente la riduzione avverrà in modo graduale, gli Stati membri dovranno ridurre il consumo dei prodotti in plastica per i quali non esistono alternative del 25% entro il 2025. Tra questi articoli ci sono anche le scatole monouso per hamburger e panini, i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert e gelati. Altre materie plastiche, come le bottiglie per bevande, dovranno essere raccolte separatamente e riciclate al 90% entro il 2025.

Gli Stati membri della Ue dovrebbero inoltre elaborare dei piani nazionali al fine di incoraggiare l'uso di prodotti adatti ad uso multiplo, nonché il riutilizzo e il riciclo.

La riduzione dovrebbe riguardare anche i rifiuti da tabacco e quelli da pesca rafforzando il principio secondo cui “chi inquina paga”. La mole dei rifiuti da tabacco dovrebbe essere ridotta del 50% entro il 2025 e dell'80% entro il 2030. Lo stesso vale per i rifiuti da pesca che rappresentano invece il 27% delle spazzature che si trovano sulle spiagge europee. Gli Stati membri quindi dovrebbero garantire che i produttori di tabacco si facciano carico dei costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti, compresi il trasporto, il trattamento e la raccolta dei rifiuti. Lo stesso vale per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, che dovranno contribuire al raggiungimento dell'obiettivo di riciclaggio.

Secondo la Commissione europea, oltre l'80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. I prodotti soggetti a queste misure costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini, dopo la Cina, l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo, riversandone ogni anno in mare tra le 150 e le 500.000 tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130.000 tonnellate di microplastiche, materiale che a causa della sua lenta decomposizione, si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge dell'UE e del mondo. Inoltre i residui di queste plastiche vengono continuamente ingerite da diverse specie animali come tartarughe marine, foche, balene, uccelli, ma anche in molluschi, pesci e crostacei, quindi finiscono automaticamente nella nostra catena alimentare.

I Paesi dell’Unione dovranno recepire la legge nelle normative nazionali al più presto per mettere così a punto dei piani generali per il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal Parlamento europeo. Questa legislazione ridurrà il danno costo stimato dell'inquinamento da plastica in Europa da qui al 2030.

Per il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani gli stati membri, "devono dimostrare altrettanta determinazione per raggiungere un accordo ambizioso tra Consiglio e Parlamento. A partire dall’Italia”.  Anche l'associazione Marevivo chiede di agire velocemente "rimandare le azioni utili a ridurre l’inquinamento non aiuterà il Pianeta - dichiara la presidente Rosalba Giugni - La società civile si sta già mobilitando a dimostrazione che i singoli avvertono di più questa emergenza. Tantissimi comuni, università e uffici pubblici hanno deciso di abolire la plastica usa e getta. Contiamo su di loro ma continueremo a fare pressione al nostro Governo per ottenere sin da subito una legge che metta al bando il monouso". Per il Wwf, "il voto del Parlamento europeo a stragrande maggioranza invita a perfezionare al più presto il percorso che porterà all'entrata in vigore della Direttiva. Ci auguriamo che la stretta dell’Europa non si limiti solo alla plastica ma anche alla cultura dell’usa e getta, visto che viviamo in un Pianeta con risorse limitate. Per questo appare come una occasione persa la mancata indicazione nell’etichetta della qualità di 'prodotto uso e getta' in modo da consentire una scelta responsabile del consumatore".

Nell’Ue Viene raccolto per il riciclo solo un rifiuto plastico su 3. Il 25% viene bruciato. Il resto va in discarica o negli oceani, come sottolinea il rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Redazione (Photo by John Cameron on Unsplash)

Fonti: altroconsumo.it, ADN Kronos, valori.it

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