La giungla d’asfalto

Ve lo ricordate, il film di John Huston? Forse è venuto il momento di ribaltare il cliché racchiuso nel titolo, perché pochi centimetri sotto la moderna “giungla d’asfalto” si può produrre energia a impatto zero. Questo, almeno, secondo un’équipe di ricercatori statunitensi presenti al “Simposio Internazionale su Asfalto e Ambiente”, tenutosi dal 18 al 20 agosto a Zurigo

Prima di tutto è doveroso fare due precisazioni. La prima è che il convegno di Zurigo viene organizzato dall’ISAP (International Society for Asphalt Pavements), organizzazione che si occupa di promuovere la ricerca tecnologica nelle pavimentazioni in asfalto. La seconda è che il progetto, presentato da un gruppo di ingegneri del Worcester Polytechnic Institute (WPI, nello stato del Massachusetts), non ha ancora ricevuto il benestare della comunità scientifica, perché la ricerca americana non è stata sottoposta al vaglio di alcuna rivista specializzata.
L’idea di fondo, però, rivela un’interessante intuizione: catturare l’energia solare dalle pavimentazioni in asfalto. Lo studio dell’équipe guidata da Rajib Mallick (professore di Ingegneria civile e ambientale) parte da un assunto semplice ma fondamentale. La temperatura dell’aria in città è notevolmente più alta di quella rilevata nelle aree circostanti, a causa di un fenomeno comunemente chiamato “isola di calore urbana”. Le strade e gli edifici assorbono calore durante il giorno, per rilasciarlo quando si raffreddano. L’asfalto, dunque, può funzionare come un gigantesco accumulatore di energia termica, che può essere trasportata oppure riconvertita in energia elettrica, con il vantaggio di garantire una maggiore continuità d’erogazione rispetto alla comuni celle fotovoltaiche. Inoltre – altro aspetto non indifferente – reti viarie e parcheggi coprono già una discreta estensione di territorio, senza dover installare ex novo file e file di pannelli solari.
Secondo le analisi condotte in laboratorio, infatti, basta inserire delle piccole condutture d’acque a qualche centimetro di profondità sotto la striscia d’asfalto, dove maggiore è l’intensità del calore. Uno scambiatore termico provvede quindi a trasformare l

’acqua in energia, pronta a essere distribuita dove si presenti la necessità.
Esperimenti con varie composizioni di asfalto hanno evidenziato che particolari mescole, ottenute ad esempio con l’aggiunta di quarzite, possono migliorare l’assorbimento di calore, così come applicare speciali pitture riflettenti diminuisce la dispersione energetica. “Intrappolare” l’energia significa anche ridurre l’effetto “isola di calore”, senza contare che basterebbe far rientrare l’utilizzo di tecnologie a impatto zero nel normale ciclo di manutenzione viaria.
La prudenza è d’obbligo, anche perché c’è il rischio di una corsa selvaggia alla pavimentazione stradale. Ma chissà che sotto la “giungla d’asfalto” non batta davvero un cuore verde…

http://www.empa.ch/plugin/template/empa/1051/*/---/l=1


Pubblicato in


Translate

Mobilità sostenibile

Mercato

Il mercato di EffettoTerra

La tua pubblicità su Effetto Terra

Turismo Responsabile e Sociale

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

Accesso utente