Le Noci di Mare: un altro problema per i mari italiani

Scambiate erroneamente per meduse, sono innocue per l’uomo ma una grave minaccia per l’ecosistema mediterraneo.
Con la conclusione della stagione estiva 2017 è iniziato il monitoraggio dei nostri mari per valutarne lo stato di salute complessivo. In aggiunta ai problemi già noti nelle acque del Mediterraneo è apparso anche un nuovo inquilino, il Mnemiopsis leidyi, uno ctenoforo appartenente alla famiglia delle Bolinopsidae, comunemente noto come  Noce di Mare.  Dal corpo trasparente, di forma ovalica  e poli-lobato, viene comunemente scambiato per una medusa. Ma i suoi tentacoli, a differenza di quelli degli cnidari, non rilasciano tossine urticanti. Il problema della Noce di Mare è la sua natura predatrice in relazione all’habitat subacqueo, al punto da essere inserita tra le cento specie invasive più dannose al mondo.
La Noce di Mare è un animale carnivoro che si nutre di larve, uova di pesce, crostacei e altri ctenofori. Si riproduce con grande facilità (è ermafrodita autofertilizzante) e ha una grande resistenza ai cambiamenti ambientali. Originario del mare Atlantico, lo ctenoforo ha raggiunto le acque del mar Nero, Baltico e Caspio negli anni ottanta, inconsapevole ospite delle acque di zavorra delle navi cisterna che coprivano la tratta a fini commerciali. Qui sono iniziati i guai ed è emersa la pericolosità della specie: nel Mar Caspio lo zooplancton è crollato dell’80% mentre nel Mar Nero a fine decennio si era arrivati a 400 esemplari per metro cubo d’acqua, un quantitativo insostenibile per l’ecosistema e con gravissime ripercussioni per la fauna marina ed il commercio locale (l’acciuga si nutre delle stesse risorse alimentari).
Le prime sporadiche apparizioni nei mari italiani sono iniziate a metà del decennio scorso, ma nel corso dell’estate 2016 il problema è esploso in tutta la sua gravità. Dalle coste settentrionali del mare Adriatico (Istria e Trieste) lungo tutta la costa fino ad arrivare ad Ancona e Pescara. E’ notizia di questi mesi l’apparizione delle Noci di Mare anche al largo delle coste livornesi. Forti dell’esperienza del Mar Nero di trent’anni fa ARPA, FVG, e OGS si sono attivate immediatamente:  a settembre la nave Esplora ha pattugliato le coste dell’alto Adriatico in una spedizione scientifica finalizzata a raccogliere  dati per acquisire una fotografia dettagliata della situazione.  Al momento la presenza della Noce di Mare è valutabile nell’ordine di 1 esemplare ogni 10 metri cubi d’acqua ma la natura aggressiva della specie impone soluzioni preventive. Si propone un confronto con gli scienziati Russi ed Ucraini, il trattamento preventivo delle acque di zavorra (il vettore utilizzato dalle Noci di mare per gli spostamenti) e l’introduzione della Beroe ovata (il predatore naturale dei Ctenofori) nei nostri mari.
 
Fonte:Skytg24;
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