Le rane tra paradiso ed inferno

Tra tutti a coloro che hanno a cuore la salvaguardia della natura ed in particolar modo la tutela delle specie animali che, condividono con l’uomo il pianeta Terra, pochi sanno che tra gli esemplari a rischio d’estinzione vi sono anche le rane, nonostante recentemente in Madagascar ne sia stato scoperto il “paradiso”.

Malattie, riscaldamento globale, perdita o degrado di habitat, mercato internazionale per la vendita come animali domestici o cibo, sono i killer che da ormai troppo tempo minacciano numerose varietà di animali nel mondo. Sicari che non risparmiano nessuna classe, uccelli, pesci, e mammiferi sono i più conosciuti, ma non i soli. Sono altrettanto famose le liste rosse stilate dalla IUCN che annualmente fotografano lo stato della fauna planetaria segnalando le popolazioni in via d’estinzione o a rischio di scomparsa.
La novità è proprio l’introduzione di anfibi, come le rane, animali si penserebbe comuni e numerosi, in queste liste. A sconcertare sono le motivazioni, proprio perché testimoni di un agire umano non controllabile e difficilmente, con la legislazione internazionale attuale, perseguibile: la cattura insostenibile per soddisfare il crescente consumo alimentare umano della loro carne. Il dato è preoccupante in quanto il tradizionale bacino di approvvigionamenti, Europa e Stati Uniti, sinora utilizzato per l’esportazione sembra esaurito. Una conclusione che emerge dal sempre maggiore sfruttamento commerciale dei ranidi asiatici. Francia e USA sono i principali importatori di carne di rana con 3.000 - 4.000 t la prima, mentre i secondi detengono circa il 12% dell’intero mercato internazionale. Ma questi anfibi non fanno parte solo della cucina tradizionale occidentale, anche quella asiatica ne è una notevole consumatrice. Ad esempio in Indonesia, leader nell’esportazione, con poco meno di 5.600 t (dato del 1992), si stima, mancando statistiche certe, che il consumo interno sia superiore dalle due alle sette volte. Un mercato che alimenta interessi economici grandi, in 20 anni il fatturato è quintuplicato. Sono il commercio globale ed il sovra sfruttamento delle rane quale prodotto alimentare che esauriscono la popolazione selvatica degli habitat naturali, fondamentali in numerosi ecosistemi per controllare lo sviluppo degli insetti infestanti i raccolti. Per evitare il declino delle 4.000 specie di rane selvatiche esistenti e la diffusione di 2 gravi malattie negli anuri (studio pubblicato sulla rivista Biological conservation), occorre regolamentare il mercato globale e attuare strategie sostenibili, come la certificazione obbligatoria per ogni rana uccisa.
Allarmi tanto più preoccupanti se si pensa che recentemente un team di zoologi tedeschi, italiani e spagnoli ha scoperto in Madagascar che almeno altre 130 - 200 specie attendono di essere scoperte e descritte, nonché protette. L’isola dell’Oceano Indiano, tra le più interessanti insieme all’arcipelago delle Galapagos dal punto di vista naturalistico, vanta una fauna e una flora davvero uniche. Frank Glaw, erpetologo della Collezione Statale di Monaco di Baviera afferma: ''negli ultimi 15 anni abbiamo scoperto oltre 100 nuove specie di rane in Madagascar, cosa che ci ha indotto a credere che l'inventario tassonomico fosse pressoché completo. Cosa che invece e' stata contraddetta, in quanto le nostre ricerche mostrano che ci sono molte più specie di quanto sospettassimo''. I risultati sono stati pubblicati sulla  rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA (PNAS). C’è da sperare essendo un patrimonio unico, in quanto endemico e presente solo in Madagascar, che questo tesoro animale venga protetto, senza fare venire l’acquolina in bocca a nessuno.

Fonte: EcoRadio, ANSA

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