L'era del caos climatico?

Il prestigioso istituto di ricerca americano ha presentato in questi giorni  "State of the world 2009", un punto della situazione sul clima, i suoi cambiamenti e le possibili cure.

In questi giorni le forti nevicate hanno condizionato il dibattito politico e la mobilità nelle città e nei territori, e sembra difficile, vedendo l'orizzonte bianco ed innevato, pensare che gli ultimi undici su dodici anni passati siano stati i più caldi dal 1800 ad oggi eppure è proprio così. A portare alla luce questi dati è il rapporto del Worldwatch Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca americani, fondato tra l'altro da Lester Brown (autore di Piano B 3.0), "State of the world 2009", una ricerca approfondita sul clima, le criticità e le possibili soluzioni. Senza alcuna vena "catastrofista", come di solito alcuni amano etichettare ricerche del genere, il rapporto analizza scientificamente e a fondo lo stato di salute del mondo facendone il punto, analizzandone le novità e presentando possibili soluzioni. Sono quattro le voci di analisi su cui si basa il rapporto e ne evidenziamo di seguito alcuni aspetti.
Le emissioni. L'analisi del 2007 mostra la continua progressione delle emissioni serra che derivano dall'uso di combustibili fossili e dalla deforestazione. Dal 1990 al 2007 le emissioni sono cresciute del 37%:22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica del 1990 cresciute a 31 miliardi nel 2007:. A cui vanno aggiunti i 6,5 miliardi di tonnellate che derivano dalla deforestazione. Così la concentrazione di CO2 in atmosfera non cresce più al ritmo di 1,5 parti per milione per anno ma è arrivata a 2,2 parti in più per anno. La dimostrazione quindi che le previsioni, che abbiamo già pubblicato,  più volte messe in discussione degli scienziati dell'Ipcc, il gruppo intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici, sono state addirittura superate.
I mari. Anche qui il dato di crescita è costante rispetto alle valutazioni già pubblicate; l'aumento di livello degli oceani nell'arco del secolo in corso potrebbe superare di tre volte il tetto massimo Ipcc (0,59 metri) disegnando uno scenario in cui la risalita delle acque si misura in metri anziché in centimetri. Basti pensare che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e della penisola antartica non è stata inserita nelle precedenti valutazioni dell' Ipcc perché i margini di incertezza sulla velocità del processo sono stati considerati troppo alti.
Tipping points. Sono le svolte irreversibili oltre le quali non si può più tornare indietro, i punti di non ritorno che determinano un cambiamento radicale nel tempo. Uno di questi è stato individuato nella corrente del Golfo, che in modo naturale riscalda la parte nord occidentale dell'Europa. L'immissione massiccia di acqua dolce derivante dallo scioglimento repentino dei ghiacciai artici potrebbe condizionare questo fenomeno, tramutando un calmiere naturale della temperatura, in un ondata di freddo e ghiaccio per la Gran Bretagna e la Scandinavia. Un altro tipping points è stato individuato nella crescente acidificazione degli oceani, cioè quel fenomeno che aumenta la presenza di co2 nelle acque, dovuto alle continue emissioni in atmosfera, che minaccia molte fonti marine.
La seconda parte del rapporto è interamente dedicata alle possibili soluzioni utili a invertire una tendenza che messa così, porta realmente alla catastrofe. Il Worldwatch Institute individua ricette che non sono fuori dal mondo, e dimostra concretamente come sia fondamentale che il clima e l'ambiente siano in cima alla scala delle priorità dei governi mondiali. Per evitare che il caos climatico raggiunga il punto di non ritorno che ci porta alla mente i molti film sulle catastrofi climatiche, bisognerebbe bloccare la crescita della temperatura a 1,4 gradi di aumento rispetto al livello pre-industriale; obbiettivo irraggiungibile vista la tendenza, ma il rapporto entra nel merito di quali soluzioni adottare: sviluppo delle energie rinnovabili, efficienza energetica, case passive, raccolta differenziata. Su questo uno studio del German Aerospace Center, ha previsto che nel 2030 le rinnovabili potrebbero fornire almeno il 40 per cento dell'elettricità consumata in 13 delle 20 economie più importanti del mondo. A costruire bio-abitazioni su larga scala ad esempio si potrebbero ottenere guadagni energetici che vanno dal 50 all'80 per cento.
Obiettivi impossibili? Non crediamo, è la volontà e la scelta che contano di fronte ad una situazione che oggettivamente non può che essere modificata. Nel dicembre prossimo, alla conferenza Onu sul clima di Copenaghen, si vedrà quali saranno le priorità degli Stati, o ancora una volta dovremmo fare uso della scaramanzia?

Fonte:
RaiNews24, Repubblica
Oltre a informazioni sul State of the world 2009 e la Conferenza ONU sul clima a Copenaghen, mutamenti climatici, MEET,  Consiglio del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente e Forum Mondiale sull'acqua, su Effetto Terra, puoi trovare informazioni su protocollo di Kyoto, sull'effetto serra, il riscaldamento globale, su lester Brown, il Worldwatch Institute  e iscriverti a newsletter, segnalare siti e partecipare a forum, nonchè visitare i siti consigliati, che trattano queste tematiche."

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