L'Italia e il consumo dell'acqua

Si è conclusa di recente la settimana mondiale dell'acqua, indetta dall'Istituto Internazionale per le acque di Stoccolma. Fra i tanti argomenti trattati è emerso che l'Italia è fra i più grandi consumatori d'acqua. Gli esperti hanno anche analizzato il problema igienico sanitario legato alla mancanza di acqua nel mondo e i rischi connessi ai cambiamenti climatici.

Sono 215 i litri che consumiamo ogni  giorno, contro i 2,5 litri che rappresentano la stima del fabbisogno per le esigenze di vita. 86 volte in più a quello di cui avremmo bisogno. L'Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito la soglia minima del fabbisogno idrico per persona in 1.700 metri cubi di acqua all'anno (per usi idropotabili, irrigui, industriali, energetici) e l'Italia supera di gran lunga la media.
Quando parliamo di acqua nel mondo dobbiamo tenere presente che sono 1,4 miliardi le persone che non hanno acqua potabile a sufficienza, 1 miliardo beve acqua non sicura, 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie trasmesse dall'acqua. Tenendo altresì conto che l'acqua ormai è definita Oro Blu, sta perdendo sempre di più il suo senso di "bene comune" ed è sempre più un prodotto da commercializzare, privatizzato nelle sue fonti e nei suoi corsi.
Dalle riunioni di Stoccolma emerge che venti milioni di persone nell'Unione europea non hanno accesso a servizi igienici adeguati, con gravi conseguenze per la loro salute. I primi a essere interessati, come denunciano le organizzazioni non governative locali, sono i Paesi del blocco dell'Est, ma casi isolati esistono anche in Europa occidentale, in Francia, in Irlanda e nei Paesi mediterranei.
In Bulgaria il 42% della popolazione abita in zone rurali dove solo il 2% delle abitazioni ha un sistema di fognatura a scarico diretto. In Romania, 10 milioni di persone vivono senza canalizzazione dell'acqua e in campagna solo il 15% degli abitanti ha a disposizione l'acqua corrente. Le conseguenze per la salute sono enormi, considerando che gli escrementi accumulati nel suolo finiscono nel terreno e inquinano i pozzi e i fiumi circostanti, che poi forniscono l'acqua impiegata dagli abitanti della zona per lavarsi e cucinare. Basti pensare che il tasso di nitrati previsto è di 50 milligrammi per litro, invece in alcune zone della Romania tocca i 500 milligrammi.
Fanno pensare quindi le cifre italiane, ma vediamo nello specifico come avviene il consumo italiano: il 28% (8 litri) finisce nello sciacquone del bagno; Il 23% dell'acqua è usato per pulizie personali (bagno, doccia, denti e mani); il 14% per lavaggio (vestiti, biancheria, piatti e pentole); il 14% nelle annaffiature; il 13% per usi di cucina (cottura); l'8% in perdite di impianti.
Un capitolo particolarmente doloroso è quello dei cambiamenti climatici, gli esperti riuniti a Stoccolma hanno affermato che gli sconvolgimenti del clima stanno mettendo seriamente a rischio le risorse idriche della regione dell'Himalaya, dove è in gioco la sussistenza di 1,3 miliardi di persone. "I ghiacciai dell'Himalaya si ritirano più rapidamente che in qualsiasi altro luogo al mondo. Indietreggiano di 70 metri all'anno" ha spiegato Mats Eriksson, responsabile del programma per la gestione dell'acqua al Centro internazionale dello sviluppo integrato delle montagne. Sulla stessa linea Xu Janchu, direttore del Centro studi dell'ecosistema montano in Cina, secondo il quale i cambiamenti climatici danneggiano la regione dell'Himalaya, che si estende fra Cina, India, Nepal, Pakistan, Birmania, Bhutan e Afghanistan. Xu Janchu ha affermato che le temperature sull'altopiano tibetano sono aumentate di 0,3 gradi ogni dieci anni, cioè "il doppio della media mondiale". L'impatto è significativo nella regione dove ghiacciai e neve offrono il 50% dell'acqua che scende dalle montagne e alimenta i più grandi fiumi dell'Asia.

Fonte: Carta

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