Nairobi: dalla XII conferenza internazionale sui cambiamenti climatici al Forum sociale mondiale

Nairobi ha recentemente ospitato la dodicesima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, di cui parleremo diffusamente in seguito, e in questi giorni si appresta ad accogliere i partecipanti del  Forum sociale mondiale.

Scegliere di incontrarsi in Africa potrebbe già essere un buon segno e gli eventi che ci interessa seguire non sono ancora terminati.
Nairobi ha accolto sia la dodicesima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, di cui parleremo diffusamente in seguito, e accoglierà i partecipanti del  Forum sociale mondiale che si svolgerà dal 20 al 25 gennaio; secondo appuntamento altrettanto importante per il nostro ambiente (volendolo seguire in tempo reale: http://amisnet.org; http://www.wsf2007.org/; http://www.nairobi2007.it)

Si è conclusa il 17 novembre 2006 a Nairobi (Kenya) la dodicesima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici indetta dalle Nazioni Unite.
Alla luce delle previsioni scoraggianti in merito alla riduzione delle emissioni tossiche nel pianeta, i seimila delegati di circa duecento paesi si sono trovati a discutere i metodi d'attuazione del protocollo di Kyoto che ha scadenza nel 2012 e a formulare obiettivi più ambiziosi proprio da questa data, negoziando accordi per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2; gli accordi riguarderanno le 35  principali nazioni industriali, compresi anche  Cina e India.
Il protocollo attualmente fissa la riduzione delle emanazioni tossiche a -5% rispetto ai livelli del 1990 quindi, perché ridurre ulteriormente questo limite?
L'evidenza è che tutta la comunità scientifica è concorde sul fatto che, per evitare gli effetti devastanti del surriscaldamento terrestre e quindi risparmiare in futuro sui provvedimenti d'emergenza costosissimi (e probabilmente non del tutto efficaci!), bisogna ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 e del 50% entro il 2050.
Una parte importante della conferenza ha riguardato l' Africa, che potrebbe essere il continente più colpito dagli effetti del riscaldamento globale. Si stima che verso la fine del secolo 70 milioni di africani potrebbero trovarsi in regioni a rischio di inondazione, mentre i cambiamenti climatici potrebbero distruggere dal 25 al 40% degli habitat naturali.
Le conclusioni a cui sono giunti gli oltre 180 delegati non sono così concrete come si potrebbe pensare, si è deciso, infatti, di posticipare discussioni e provvedimenti a dicembre 2007 a Bali, piuttosto che raggiungere un immediato accordo che permetterebbe di "risparmiare" un anno di eccessive emissioni di gas tossici.
Al di là del fallimento dei concordati tra i vari paesi, si sono decisi alcuni provvedimenti di ordine economico. È stata accolta la proposta di Kofi Annan di istituire un fondo globale per le energie alternative a favore dell'Africa a cui per ora hanno aderito sia Germania (con 24 milioni di euro) che Italia (con 8 milioni di euro).
Si è deciso di coinvolgere l'Africa in un sistema previsto dal protocollo di Kyoto nominato Clean development mechanism. Si tratterebbe di investimenti da parte dei paesi più ricchi a favore dei paesi più svantaggiati, su tecnologie pulite in cambio di crediti di emissione di gas tossici, ma chi dovrebbe garantire che i flussi di capitali non vadano persi?
Vale la pena osservare il feedback della conferenza in Europa.
In Inghilterra 200 parlamentari laburisti e alcuni conservatori hanno firmato una mozione per chiedere un obiettivo annuale nella legge che vuole raggiungere la riduzione delle emissioni del 60% entro il 2050 (vale a dire una riduzione del 3% annuo); nello stesso paese si è inoltre istituita una Carbon Commitee, ossia una commissione tecnica di supporto al governo. In Germania si propende per tagliare del 30% le emissioni entro il 2020. In Francia la proposta è di istituire una Carbon Tax sui prodotti provenienti dai paesi che non hanno sottoscritto Kyoto e di parere molto simile è il nostro ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Se nel 2008, anziché discutere, non si prenderanno provvedimenti pratici, ci potranno essere altre 100 conferenze di Nairobi, ma desertificazione, innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacciai, alluvioni non aspetteranno che le grandi potenze si accordino!

Sin qui l'analisi di quanto accaduto se non che il 10 gennaio la Commissione Europea ha pubblicato il documento "Limiting Global Climate Change to 2° Celsius: The way ahead for 2020 and beyond." che contiene le indicazioni programmatiche che dovranno essere approvate dai leaders europei nel summit del prossimo marzo. Il testo è disponibile sul sito della Commissione ambiente della UE (anche se si tratta ancora di una versione provvisoria).
L'obiettivo è cercare di limitare i cambiamenti climatici contenendo l' aumento di temperatura medio entro i 2°C come richiesto durante la conferenza di Nairobi da parte delle ONG. Obiettivo che per tramutarsi da puro enunciato in realtà deve passare attraverso una riduzione delle emissioni di CO2 del 20%  perseguibile con:

  • un incremento delle fonti di energia rinnovabile, che dovrebbero rappresentare il 20% del totale nel 2020; 
  • un aumento del 50% degli investimenti nella ricerca in campo energetico; 
  • una riduzione del 13% (rispetto a oggi) dei consumi di energia entro il 2020 grazie ad una maggiore efficienza dei processi

Se questo documento venisse approvato, la conferenza di Nairobi forse assumerebbe un senso, sperando che in Italia non si resti a guardare !


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