Nucleare: bocciati i ricorsi delle regioni

La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi presentati da dieci regioni (il Piemonte si è ritirato in corsa) dichiarandoli infondati e inammissibili in alcune parti. Le regioni impugnarono la legge 99 del 2009 che conferiva allo stato centrale i poteri assoluti sulla scelta dei siti adatti ad ospitare le nuove centrali nucleari, espropriando le regioni di qualsiasi potere in merito.

Benchè non siano ancora note le motivazioni del giudizio delle Corte, una delle mosse intraprese dalle regioni per tenere lontano l’incubo nucleare è fallito. Furono 11 le regioni che si opposero con questo ricorso ai con tenuti del  disegno di legge sullo sviluppo, 1441-ter-B, entrato in vigore il 15 di agosto scorso, che attribuisce al Governo la delega a stabilire, entro sei mesi dall’entrata in vigore, i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari e dei depositi delle scorie, nonché le “misure compensative” a vantaggio di coloro che si ritroveranno gli impianti vicino a casa, lasciando alle regioni un solo parere da presentare entro 60 giorni la decisioni. Le regioni che partirono in 11, dopo l’elezioni sono rimaste in 10, per la defezione (tutta politica) del Piemonte, dove il nuovo presidente Roberto Cota, ha ritirato il ricorso.
Ora giunta la bocciatura, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, dovranno porre altri paletti nel percorso che sembra avvicinare sempre di più l’Italia ad una nuova stagione nucleare, coinvolgendo (come sta già avvenendo da parte dell'associazionismo e dai movimenti) la popolazione. Da parte governativa, dopo le dimissioni di uno dei più ferventi sostenitori dell’atomo l’ex ministro Claudio Scajola, il testimone nucleare è passato al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha lodato in più momenti l’energia atomica, dichiarandola pulita e rinnovabile.
C’è da rimarcare infine, come la bocciatura dei ricorsi regionali, non abbia bocciato o meno l’opposizione all’energia nucleare. La corte si è espressa nel merito legislativo e non sull’argomento in oggetto.

"Questa sentenza non cambia la sostanza: la quasi totalità delle Regioni italiane, governate dal centro destra e dal centro sinistra, e la maggior parte dei cittadini non vogliono sentir parlare di ritorno al nucleare”. Questo il commento di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, alla notizia della  bocciatura da parte della Corte Costituzionale delle questioni sollevate dalle Regioni  italiane.
 
Fonte: Ansa, AdnKronos
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