Onu e buco dell’ozono: 25 anni dal protocollo di Montreal

L’Onu celebra in questi giorni la 25esima Giornata internazionale dal protocollo di Montreal, l’accordo del settembre 1987, che ha rallentato l’allargamento del buco nello strato di ozono che ripara la Terra dai raggi ultravioletti. “Il summit canadese ha frenato un disastro globale, ma occorrerà del tempo, prima che l’equilibrio si normalizzi” ha dichiarato Geir Braathen, membro dell’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni unite.
 
L’impegno assunto nel 1987 dai 24 Paesi firmatari del Protocollo di Montreal ha arginato, in 25 anni, l’espansione del buco dell’ozono che dovrebbe ripristinarsi secondo i calcoli scientifici entro il 2050.
L’intesa – ratificata successivamente da 197 Stati – testimonia l’impegno che la Comunità Internazionale ha assunto, seppur in maniera discontinua,  per proteggere l’atmosfera, ricorrendo sempre meno all’impiego di sostanze dannose.
16 settembre 1987 ci fu la firma del Protocollo di Montreal per la messa al bando dei gas che distruggono il sottile strato di ozono che protegge tutti gli esseri viventi dai raggi ultravioletti nocivi in grado di danneggiare le cellule e il Dna, e dall’anno successivo è stata instituita dall’ONU la “Giornata mondiale per la conservazione dello strato di ozono”, per ricordare ed impegnarsi nel raggiungimento dell’obbiettivo venticinque anni fa ed adeguare in corsa le possibili misure per arginarlo.
L’esperto dell’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, Geir Braathen, ha elogiato nella conferenza stampa l’impegno degli ultimi 25 anni, ma rammenta che bisogna proteggere sempre più lo strato di ozono per toccare entro la metà del secolo i valori del 1980.   
L'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) ha presentato i risultati conseguiti negli anni dichiarando un trend in calo dell’inquinamento atmosferico negli ultimi 25 anni.
UNIDO svolge campagne e percorsi di formazione nel mondo, per formare più Paesi possibili nella crescita delle proprie economie in un ottica sostenibile, come avvenuto con il governo del Marocco, dove ha insistito ad Agadir, un centro informativo nel quale sono tenuti corsi che spiegano agli agricoltori locali tecniche e strategia per svolgere il proprio lavoro nel rispetto dell’ambiente e dell’atmosfera senza rinunciare alla produzione.

Fonte: Corriere.it, Unido

 
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