Parchi protagonisti nell’anno della biodiversità: la storia dell’orso bruno

In materia di conservazione della natura i parchi rappresentano la principale autorità a livello internazionale. Al ruolo delle aree protette, e al tema più generale dell’Anno internazionale della biodiversità, sarà dedicato il convegno in programma il prossimo 29 gennaio a Bari, nell’ambito della sesta edizione di Mediterre, manifestazione di cultura ambientale promossa dalla Regione Puglia in collaborazione con Federparchi.

Una leggenda narra che nel IV secolo viveva, in una solitaria e selvaggia valletta della Valle di Non, un eremita chiamato Romedio. Questi, sentendo prossima l'ora della sua morte, desiderava compiere un ultimo viaggio a Trento per ricevere la benedizione del santo Vescovo. Ultimati i preparativi del viaggio, i discepoli di Romedio si apprestavano a sellare il vecchio cavallo dell'eremita quando videro un grosso orso che stava divorando tranquillo la povera bestia legata ai margini del bosco. Accorso sul posto, Romedio, senza alcun turbamento e senza paura dell'orso, ordinò a questo di accucciarsi e di lasciarsi sellare. L'orso indossò la bardatura del cavallo morto e così Romedio iniziò il suo pellegrinaggio verso Trento. Al suo arrivo a Trento le campane del Duomo suonarono a festa per rendere omaggio al singolare personaggio.
Quello dell’orso bruno è forse in Italia l’esempio più noto di specie animale salvata dalla definitiva scomparsa dai progetti delle aree protette: non solo attraverso la protezione dell’habitat, ma anche grazie all’attuazione di programmi di ripopolamento e reintroduzione e, in molti casi, a complesse operazioni di comunicazione ed informazione in grado talvolta di sfatare luoghi comuni secolari e di cambiare l’atteggiamento di intere comunità nei confronti di specie storicamente considerate dannose o addirittura pericolose per l’uomo.
Grazie all’attività di conservazione condotta dalle aree protette nei territori interessati (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Parco Naturale Adamello Brenta; Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi), l’orso bruno ha visto progressivamente aumentare la sua popolazione sull’Appennino centrale e più di recente anche sulle Alpi orientali. Attraverso interventi di sorveglianza, protezione e recupero dell’habitat e talvolta di trasferimento di esemplari provenienti da altri territori, ma anche grazie ad iniziative di educazione ambientale, a campagne mediatiche e al dialogo ininterrotto con allevatori, agricoltori e operatori turistici, l’orso è ricomparso ed è tornato ad essere un simbolo e un potente attrattore turistico per le comunità che convivono con lui. Il risultato ottenuto è il frutto di due importanti pilastri della salvaguardia della biodiversità: le normative europee ( si vedano le direttive Uccelli e Habitat), ed il riconoscimento di un ruolo di primaria importanza all’uomo come principale responsabile di tale biodiversità, quale garante del rispetto delle regole di convivenza tra uomo e natura. Biodiversità vuol dire vita, equilibrio, sopravvivenza. L’estinzione di numerose specie mette a rischio gli ecosistemi di tutto il pianeta. Non bisogna essere ambientalisti per preoccuparsene poiché la scomparsa di qualsiasi essere vivente, anche di quello apparentemente più insignificante, ha impatto sulle nostre vite: in un meccanismo a catena come quello che regola gli ecosistemi ogni anello è indispensabile.
La biodiversità, alla base della vita sulla Terra, oggi dunque è a rischio. Oggi siamo di fronte a una crisi di estinzione causata dalle trasformazioni degli habitat: in tutto il mondo è a rischio il 20% dei mammiferi, un anfibio su tre, un uccello su otto, il 27% dei coralli. Dagli innegabili benefici economici per le regioni che le ospitano, prima di tutto le aree protette tutelano la biodiversità. Le aree protette rappresentano un punto chiave nella tutela degli ecosistemi. La Cbd (Convenzione internazionale della diversità biologica), il trattato internazionale adottato nel 1992 proprio per tutelare la biodiversità, riconosce il «contributo vitale delle aree protette alla conservazione del patrimonio naturale e culturale del pianeta». In Italia i parchi tutelano oltre 57mila specie animali e più di 6 mila specie vegetali, che rappresentano circa il 50% della flora europea.
Una ricchezza inestimabile, non solo dal punto di vista strettamente ambientale, ma anche economico. Una stima del Teeb (The economics of ecosystems and biodiversity), ad esempio, considera che lo stoccaggio del carbonio atmosferico nelle foreste protette garantisca, alle latitudini dell’Italia, benefici quantificabili in oltre 728 dollari per ettaro. Un’occasione in più per non disertare l’appuntamento di Bari di fine mese a Mediterre 2010.

Fonti: sito del Parco Naturale Adamello Brenta, Federparchi, Provincia di Trento

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