Più batteri e più alghe tossiche negli oceani

 

Uno studio della Stony Brook University pubblicato dalla rivista scientifica Pnas dimostra che la proliferazione di alghe tossiche negli oceani sia dovuta  al riscaldamento globale.

 

L'allarme è stato lanciato dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che ha illustrato il lavoro svolto dagli scienziati. I ricercatori hanno usato i dati ad alta risoluzione sulla temperatura degli oceani a partire dal 1982, combinandoli con le caratteristiche biologiche di due alghe tra le più tossiche in natura, Alexandrium e Dinophysis. Lo studio dimostra che negli ultimi anni vaste zone dell’Atlantico e del Pacifico settentrionali hanno aumentato la propria temperatura, diventando più “ospitali” per le alghe. Pertanto la proliferazione di questi microrganismi, che trasmettono le loro tossine all’uomo attraverso i molluschi, è aumentata. E' l'esempio del Vibriovulnificus, un “parente” del batterio che causa il colera, mortale per il 48% delle volte che infetta l'uomo, trovato 1600 chilometri più a nord del suo habitat usuale, arrivando nel mar Baltico e in Alaska. Sono oltre 100 le alghe tossiche di cui si è trovata traccia, il loro effetto negativo è dovuto alle tossine che producono, causa di problemi gastrointestinali e neurologici. Anche in questo caso i danni possono derivare sia dal contatto con acque contaminate sia dal consumo di pesci infetti, come nel caso dell'alga ciguatera molto comune negli allevamenti. "La quasi totalità del calore prodotto dal riscaldamento globale causato dall'uomo dagli anni '70, circa il 93%, è stato assorbito dall'oceano, che agisce da 'tampone', ma questo ha richiesto un prezzo. Siamo stupiti dalla scala e dell'estensione degli effetti sull'intero ecosistema evidenziati da questo rapporto". Come spiega Dan Laffoley,  uno degli autori dello studio: “La presenza di alghe tossiche non è un fenomeno nuovo ma la distribuzione, la frequenza e l’ intensità di questi eventi sono aumentate in tutto il pianeta, e questo studio lega il fenomeno al riscaldamento di alcune regioni del Nord Atlantico e del Pacifico”.

Fonte: www.meteoweb.eu; www.globalist.it;

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