Piemonte: sacrificare i boschi per la produzione di biomasse?

L’allarme è lanciato dal WWF e sostanziato da un dossier che entra precisamente nel merito dell’applicazione della Legge forestale regionale  4/2009, che concorre al piano energetico regionale che intende arrivare a produrre il 20% dell’energia da fonti rinnovabili. Il timore cresce però vista l’inclinazione della Regione a individuare solamente i boschi come “fonte”.
Le impennate dei costi dei combustibili fossili hanno rianimato la pericolosa illusione che l’Italia possa permettersi un accresciuto sfruttamento della risorsa forestale per scopi energetici. Il WWF ha pubblicato un dossier che preventivamente mete in discussione l’applicazione della legge della Regione Piemonte, che sebben inserita in un quadro di sviluppo delle energie rinnovabili, rischia di essere più dannosa del fine che si pone. Da tempo il Piemonte si sta incamminando nella giusta strada dello sviluppo delle energie rinnovabili, dichiarando l’obbiettivo di raggiungere la produzione del 20% del fabbisogno, e opponendosi al ritorno del nucleare, ma l’applicazione della legge forestale Regionale in materia di biomasse è decisamente pericolosa.
Nasce da un primo mito da sfatare che riguarda la disponibilità di foreste del nostro Paese, all’aumento della superficie forestale dovuto all’abbandono dei territori marginali si è accompagnato un incremento della popolazione nazionale e oggi la quota pro capite di boschi è circa la metà di quella che si aveva nel 1861. Il territorio è “consumato” da tempo dalla cementificazione massificata, e l’idea che sta dietro questa legge confonde deliberatamente lo sfruttamento forestale come utile o necessario all’ambiente,  considerando il legno come risorsa abbondante, abbandonata e gratuita. Il legno è invece materiale prezioso, limitato e di enorme valore bio-ecologico e, secondo il criterio della sostenibilità, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future.
L’obbiettivo regionale è senza dubbio meritevole ma il WWf mette in discussione il modo in cui potrebbe essere raggiunto, cioè: “bruciando biomasse legnose in modo da contribuire al 60% di quel 20%. Per produrre energia si prevede di utilizzare ogni anno 2,2 milioni di metri cubi di legname, tagliato secondo le anacronistiche e discutibili norme della nuova Legge forestale regionale (L.R. 4/2009), in conflitto con le disposizioni in materia di sostenibilità contenute nelle Risoluzioni approvate nelle Conferenze Ministeriali sulla protezione delle foreste in Europa (Helsinki 2003 e successive).
Oltre alle puntuali analisi contenute nel dossier, l’associazione ambientalista dimostra come l’impiego del legno, in questi termini non sia né energeticamente né economicamente conveniente perché gli standard degli impianti termoelettrici alimentati a biomasse sono caratterizzati da rendimenti elettrici bassi, attorno appena al 26%, con valori sensibilmente inferiori alle altre tecnologie usate oggi in Italia. Questo perché dipende dalla dimensione degli impianti: i più grandi impianti di produzione elettrica da biomassa sono almeno 60 volte più piccoli di quelli a carbone o a gas ad esempio, ed è inevitabile, in quanto la piccola dimensione è imposta dalla scarsa densità energetica del combustibile. Una centrale a biomassa da 10 MW elettrici assorbe tutta la produzione di legname di oltre 7500 ettari (l'area di un rettangolo di 10 km per 7,5 km), praticamente più della metà della superficie della città di Torino, collina compresa. Conoscendo il territorio piemontese si può bene evincere che aree unitarie con tali proporzioni non esistono e quindi il legno andrebbe reperito a macchia di leopardo andando a erodere i già malmessi “polmoni verdi”, intervallati da strade e aree abitate. Non sarebbe tecnicamente possibile far fluire migliaia e migliaia di camion verso una centrale unica a biomasse (per una centrale da 10 MW sono stimati i viaggi di  4600 camion da 20 tonnellate all'anno.) potente anche solo un quarto di una a gas e tale da assorbire la produzione di legname nel raggio di centinaia di chilometri. Quindi la centrale deve essere per forza piccola ed essendo piccola avrà una bassa efficienza. Le considerazioni esposte dovrebbero essere più che sufficienti a far scartare l'ipotesi di un ricorso alle biomasse forestali per generare energia elettrica, ma così non sembra.

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