Prove tecniche di asfalto riciclato

Asfalto composto da plastica riciclata da bottigliette e contenitori vari. E’ questo il nuovo tipo di asfalto che il Comune di Vancouver (Canada) sta sperimentando per le proprie strade cittadine. Ma non è una novità assoluta: anche  in Italia, Spagna e Stati Uniti sono state fatte sperimentazioni simili.
 
La nuova miscela di asfalto è composta da plastica riciclata. Una volta sciolta viene trasformata in una specie di collante che verrà poi miscelato con l’asfalto tradizionale. Questa nuova formula ha un grande vantaggio: la miscela con l’asfalto tradizionale avviene a freddo, perché al raffreddamento di questo composto, esso diventa adesivo e permette di tenere insieme il bitume. La conseguenza diretta è che non si immetteranno nell’aria i classici fumi dovuti alla preparazione a caldo dell’asfalto, con una riduzione sensibile di gas serra e un miglioramento della qualità dell’aria durante la fase di pavimentazione.
Ma i costi sono ancora troppo alti. Nel nuovo asfalto sperimentato a Vancouver il composto di plastica riciclata è pari all’1% ed i costi sono tre volte più cari rispetto a quelli della miscela tradizionale. Ma nel lungo periodo i costi verranno abbattuti in quanto si risparmia il 20% di carburante che servirebbe per la preparazione dell’asfalto tradizionale. E la resistenza? A sentire gli ingegneri del comune di Vancouver, i risultati venuti fuori dalle prove fatte su alcuni tratti di strada sono lusinghieri. Vancouver non è l’unica città che sta sperimentando una nuova miscela per la pavimentazione stradale.
A Madrid, per esempio, con il co-finanziamento della Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE, è partita una sperimentazione su un tratto di strada molto trafficato di uno speciale asfalto composto da pneumatici e rifiuti in plastica riciclati.
Anche Torino ha utilizzato gli stessi fondi europei. A inizio di quest’anno è partita una sperimentazione che utilizzava una miscela a base di polverino di gomma derivato dal trattamento dei pneumatici: questi vengono trattati in appositi impianti che separano la gomma dalla tela e dal metallo, recuperano poi la gomma e la frantumano in particelle sempre più piccole, ricavandone una sabbia molto fine: il polverino, appunto. Ed è con il polverino, o meglio, con bitumi modificati con polverino di gomma che la Provincia di Torino sta ripavimentando lunghi tratti di strade come la circonvallazione Bòrgaro-Venarìa.
Oltre al risparmio energetico e di risorse naturali, ci sono altri vantaggi: come spiega Ezio Santagata, ingegnere del Politecnico di Torino, "L’energia trasferita dai veicoli in transito non viene dissipata ma assorbita, la gomma fornisce un contributo elastico e questo fattore va nell’ottica della durabilità del prodotto: in sintesi il manto è più durevole perché più elastico. La maggior governabilità dei veicoli dipende dalla tessitura della pavimentazione, dalla sua rugosità. La maggior aderenza dei veicoli è legata alla scelta degli aggregati lapidei, alle pietre miscelate con il polverino, che danno maggior tenuta. La formulazione delle miscele è differente per i bitumi con o senza polverino di gomma".
 
Fonti: Corriere della Sera
 
 

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