RIFIUTI: ogni italiano ne produce 563 kg

Presentato il rapporto Apat con i dati 2006: l'aumento rispetto al 2005 è stato del 2,7%. Mediamente in un anno ogni italiano produce 563 chili di immondizia. La Toscana detiene il record negativo

Due chili di rifiuti al giorno, è questo la produzione di immondizia media che ogni cittadino italiano produce al giorno; moltiplicato in un anno diventano 563 kg. Una quantità enorme da smaltire. Nella sola Toscana la produzione di immondizia pro-capite è di 700 chili, e si piazza al primo posto della classifica stilata dal rapporto sul 2006 dell'Apat, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, presentato il 7 febbraio dal ministro per l'ambiente Pecoraio Scanio. Il Trentino Alto Adige vince l'ideale premio per la percentuale di immondizia riciclata, in una classifica che vede all'ultimo posto non la Campania, dove continua l'emergenza, ma il piccolo Molise.

La raccolta statistica elaborata dall'Apat fotografa una situazione che conferma le molte ombre e le poche luci degli scorsi anni, dimostrando che la gestione dei rifiuti resterà una rincorsa a una soluzione sempre più lontana e un costo pesante per la collettività visto che la spesa media procapite annua è di 123,12 euro.

La vera soluzione sarebbe abbattere il peso degli avanzi scartati dalla nostra società, cambiando alcuni eccessi negli stili di vita e intervenendo sul fronte degli imballaggi. Un duplice obiettivo che il Rapporto Apat mostra essere al momento molto lontano. La produzione nazionale di rifiuti urbani nel 2006 ha continuato infatti la tendenza a crescere degli anni precedenti, segnando un +2,7 rispetto al 2005, raggiungendo una quantità complessiva di 32,5 milioni di tonnellate. Le differenze con il passato individuate dall'Agenzia sono semmai nella geografia dell'immondizia: il Nord Italia, dopo un periodo di pausa, torna infatti in testa alla classifica delle macroaree dove la quantità di scarti prodotti aumenta maggiormente (+3% circa).

Dopo la Toscana (704 chili), viene l'Emilia-Romagna (677), poi l'Umbria (661) e il Lazio (611). Ed è invece interessante notare come l'ultima regione in termini di produzione pro capite di immondizia, il Trentino Alto Adige (495 chili), sia anche quella dove è più alta la percentuale di riciclaggio di rifiuti: ben il 49,1%.

Davanti a queste performance la raccolta differenziata, in crescita costante ma lenta e con grandi squilibri regionali, può dare un contributo solo parziale. Nel 2006 su base nazionale la percentuale di rifiuti avviata al riciclaggio è stata del 25,8% contro il 24,2% del 2005, ma il dato medio oltre ad essere ben lontano dal 40% fissato come traguardo dalla legge del 2006, nasconde situazioni agli antipodi. La differenza maggiore si registra tra Nord e Sud, ma anche su scala regionale esistono realtà diversissime. Eclatante è la regione simbolo del degrado, la Campania, dove la media segna un 20%. Andando a leggere le cifre in profondità si scopre però che a Salerno e Avellino si oscilla attorno al 20%, che alcuni piccoli comuni sono molto virtuosi (Casamarciano, 3.309 abitanti, separa il 49,6% dei suoi rifiuti, seguito da Santa Maria La Carità, 11.385 abitanti, con il 44,7%), ma che nella grande area metropolitana di Napoli non si va oltre l'8%.

Nella lista delle regioni che riciclano di più seguono il Veneto (48,7%), la Lombardia (43,6%) e il Piemonte (40,8%). All'ultimo posto invece c'è il Molise, con appena il 5,2%. Di pochissimo meglio fanno Sicilia e Basilicata (5,5%). Mentre la Sardegna è la regione che tra il 2005 e il 2006 ha registrato il più forte aumento nel riciclaggio: dal 9,9 al 19,8%.

A voler cercare un dato positivo, quello che il Rapporto Apat dice con chiarezza è che soffocare sommersi dai propri rifiuti non è affatto un destino ineluttabile, e mette a confronto due regioni con due filosofie diverse ma vincenti nei risultati. La Lombardia, che fa uso degli inceneritori si conferma regione leader nel limitare il conferimento in discarica (nel 2006 c'è finito "solo" il 17% dell'immondizia raccolta); ma ancora più importante è l'esempio della Sardegna dove, puntando in maniera decisa sulla differenziata, anche attraverso la raccolta porta a porta, in un solo anno si è fatto un balzo dal 9,9% del 2005 al 19,8% del 2006. Dati che evidenziano i buoni risultati che si possono raggiungere con tutte e due le tecniche di raccolta e smaltimento, tenendo presente che i veri risultati sono dati dal giusto connubio di una riduzione dei rifiuti che vengono prodotti da ciascun cittadino, un corretto smaltimento differenziato e in un'ultima fase, la scelta dello smaltimento finale, tenendo presente però l'ancora troppo incerta "sicurezza sulla salute" data dagli inceneritori.

Fonti: Repubblica, Reuter, Apat


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