Nei primi 30 giorni del 2010 sono stati superati 20 volte i valori massimi fissati dalla legge e gli sforamenti sono ammessi solo 35 giorni in dodici mesi. Questo è il dato preoccupante che ha fatto si che la magistratura abbia deciso di aprire un fascicolo in materia. Nessun indagato al momento, ma è chiaro che nel mirino finiscono chi ha le responsabilità dirette delle azioni di contrasto del fenomeno, cioè il Comune, la Regione e la Provincia, come per’altro è già avvenuto in Lombardia.
Quindi la fase attuale vede la magistratura acquisire dati ed atti relativi alle polveri sottili e ai provvedimenti presi in materia di contrasto, setacciando di fatto la politica ambientale delle tre istituzioni piemontesi, ma con un occhio di riguardo alla metropoli.
Fra i documenti che potrebbero essere acquisiti c’è il rapporto Epiair (Epidemiologia dell’aria) presentato il 25 novembre al ministero della Salute che l’aveva commissionato dove vi si analizza l’inquinamento atmosferico in 10 città italiane, scelte fra le più grandi. "Torino - riferisce l’epidemiologo Ennio Cadum, in servizio all’Arpa - è quella messa peggio, seguita da Milano, pur in un quadro in cui vi sono meno polveri sottili nell’aria". Gli altri centri sono: Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Cagliari, Taranto e Palermo.
Secondo un recente studio di Legambiente, Torino sarebbe in vetta alle classifiche di città più inquinate d'Italia, seconda solo a Napoli, e sarebbero state ben 151 le giornate del 2009 in cui sarebbero stati sforati i limiti di legge.
Sempre l’associazione ambientalista, attraverso le parole di Vanda Bonardo, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta si dichiara soddisfatta: “L’indagine della Procura non fa altro che confermare quanto ribadiamo da tempo, e che troppo spesso viene inascoltato. Speriamo che sia la volta buona affinché il mondo politico, al di là degli schieramenti, affronti in modo serio il problema dell’inquinamento atmosferico. Superando vuoti slogan, il risanamento della qualità dell’aria deve entrare a pieno titolo nel dibattito politico anche in periodo di campagna elettorale”.
Fonte: LaStampa, Repubblica, Legambiente
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