Stop al consumo di Territorio

Negli ultimi cinquant'anni il cemento ha ricoperto una superficie del territorio italiano quantificabile quanto l'intero nord Italia. Grandi opere, boom edilizi ed abusivismi vari hanno dettato un tragico ritmo di circa 250 mila ettari all'anno di territorio cementificato. È per questo motivo che ha avuto inizio la campagna nazionale di raccolta firme "Stop al consumo di territorio".

Legare lo sviluppo alla continua costruzione di infrastrutture ed altre opere di edilizia sta divenendo un gioco al massacro, è questo il punto da cui partono gli aderenti alla campagna "Stop al consumo di territorio", un movimento di opinione che, attraverso una campagna articolata, tenta di mettere uno stop alla continua cementificazione della penisola. Il ritmo dato dal cemento è di 250 mila ettari l'anno, non c'è pianura, costa o terreno che non sia assoggettato ad essere in qualche modo edificato con grandi opere, rotonde, capannoni o altre costruzioni. I terreni comunali sono sempre più messi a bilancio dalle amministrazioni che li trasformano attraverso gli appalti in moneta corrente per le casse comunali sempre più vuote. In cinquant'anni il cemento ha ricoperto un'area vasta come tutto il nord Italia, soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all'agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. È per questo motivo che ha avuto inizio la campagna nazionale di raccolta firme "Stop al consumo di territorio", un Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato, promossa dal gruppo P.E.A.C.E. AltritAsti, dal sindaco di Cassinetta di Lugagnano, da Cibernetica Sociale Italia, Eddyburg e dal Movimento per la Decrescita Felice. L'iniziativa nasce con un manifesto, consultabile sul sito dove è possibile anche firmare la petizione on line, e dall'iniziativa di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo comune lombardo in prima fila nell'iniziativa e precursore dell'impegno nel merito. Ci sono migliaia di buoni motivi per sottoscrivere lo Stop al consumo di territorio, ma il Movimento ne individua sei di particolare importanza.

Stop: perché?

  • Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come "moneta corrente" per i bilanci comunali.
  • Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l'attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.
  • Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.
  • Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile perché il terreno e le piante che vi crescono catturano l'anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d'estate, per le coltivazioni, ecc.
  • Per senso di responsabilità verso le future generazioni.
  • Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme e rendere evidente una via alternativa all'attuale modello di società.

-L'Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio. Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Il manifesto nazionale

Fonte: Stop al consumo di territorio
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