The Red List, è il nome del report annuale che l'Iucn aggiorna anno dopo anno, pubblicando il lavoro di centinaia di scienziati tra i più qualificati, per mappare lo stato delle specie animali e vegetali presenti sul pianeta terra. Il dato che ne deriva è da prendere seriamente in considerazione perché parla di una specie su tre a serio rischio di estinzione. Le causa, neanche a dirlo, dipendono dai cambiamenti climatici e dalle loro cause, dove la "specie essere umano" incide pesantemente.
La liste delle specie in pericolo è cresciuta rispetto allo scorso anno: delle 47.677 specie elencate nel rapporto, quelle a serio rischio estinzione sono oggi oltre 17 mila. Il pericolo riguarda un quinto dei mammiferi conosciuti, un terzo degli anfibi e dei rettili e più di due terzi delle. Inoltre, secondo gli scienziati, quello degli anfibi è il gruppo di organismi viventi più colpito, con 1.895 specie in pericolo sulle 6.285 conosciute, 39 delle quali sarebbero addirittura già scomparse (perlomeno in natura).
Quest'anno la 'Red list' è deprimente", ha commentato Craig Hilton-Taylor, responsabile della UUCN Red List Unit. "Questi risultati sono solo la punta dell'iceberg: siamo riusciti catalogare solo 47. 000 specie al momento, è dunque probabile che siano milioni le specie in pericolo". "Sappiamo però per esperienza che le azioni a tutela della natura funzionano, e dunque non dovremmo aspettare per salvare le altre specie".
Il punto sollevato dal rapporto solleva ulteriori domande visto che quella che abbiamo di fronte è una crisi che si aggiunge a quelle già in atto, ma, per dirla come Jonathan Baillie della Zoological Society of London (Zsl), cosa è realmente disposta a fare la nostra società in risposta a un'emergenza che non riguarda più solo un certo numero di specie, bensì interi ecosistemi prossimi al collasso?
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