Torino – Conferenza di Lester Brown

Quali strategie adottare per rendere il mondo sostenibile? Ospite a Torino, Lester Brown, noto ambientalista americano, fondatore del World Watch Institute e dell'Earth Policy Institute, ha lanciato un forte appello per salvare il pianeta, perché la posta in gioco, stavolta, è la nostra stessa civiltà.

«Nonostante tutte le analisi, gli studi e i ripetuti campanelli d'allarme non abbiamo ancora introdotto nessuno degli accorgimenti necessari e i nostri problemi si stanno aggravando di giorno in giorno». Si è aperto così, martedì 17 giugno, l'incontro con Lester Brown, organizzato presso la Fondazione Agnelli dal “Comitato per le celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Aurelio Peccei”.
«La sollecitazione più forte viene dal problema del petrolio – continua lo studioso americano – In molti giacimenti si è superato il picco di produzione (il cosiddetto “picco di Hubbard”), ciò ha portato il prezzo del barile alle stelle e indotto gli Stati a far emergere una politica della scarsità di petrolio». Il secondo punto è dato dall'aumento del costo dei prodotti alimentari, con le scorte mondiali al livello più basso della storia e i prezzi dei generi di consumo al livello più alto mai ricordato. Il terzo, diretta conseguenza dei primi due, è il numero di Paesi che dichiarano fallimento, spinti nel baratro dall'esplosione demografica e dall'incapacità (impossibilità) di amministrare le proprie risorse.
Qualche esempio? L'innalzamento delle temperature e il veloce scioglimento dei ghiacciai stanno causando problemi  di approvvigionamento idrico. Ghiaccio e povertà sono intimamente correlate: basta pensare al Gange, alimentato dal ghiacciaio del Gangotri (Himalaya centrale). Gli esperti calcolano che, di questo passo, tra qualche decennio il Gange potrà assumere l'andamento di un fiume stagionale, lasciando 470 milioni di indiani senz'acqua durante l'estate. Un disastro. Completato dalla continua erosione dei suoli a causa del taglio indiscriminato delle foreste (Amazzonia, bacino pluviale del Congo, Indonesia solo per citarne qualcuna) e dai limiti raggiunti dalla tecnologia agricola (le rese in Giappone sono ferme da 12 anni). A ciò si aggiunge che, per ogni aumento di un grado celsius durante la semina, le coltivazioni di riso e frumento abbassano la produttività del 10%, in una congiuntura dove il consumo ha superato la produzione agricola in 7 degli ultimi 8 anni. «È evidente che il “piano A” (business as usual) ormai è fallito – commenta Lester Brown – Per evitare il collasso tra sistemi politici e naturali ci vuole una via d'uscita, un “piano B”, perché dobbiamo tener presente che il rischio non riguarda solo l'ambiente ma la nostra stessa civiltà».
In Italia per la presentazione del suo ultimo libro (“Piano B 3.0”, Edizioni Ambiente, Milano), Brown individua quattro direttrici d'azione: ridurre le emissioni di anidride carbonica dell'80% entro il 2020 (l'Europa ha come obiettivo il 20%...), cercare di stabilizzare la popolazione mondiale intorno agli 8 miliardi di persone, sradicare la povertà (lontano eco della campagna “Make poverty history”?), riparare i danni fin qui causati al pianeta. Un vero e proprio piano d'assalto, le cui linee guida si articolano in una serie di interventi concreti, a partire dalla scelta delle fonti energetiche rinnovabili (il vento su tutte) fino alla conversione dei parchi auto circolanti in macchine ibride, capaci di dare un'alternativa a milioni di automobilisti.
Sulla carta le riflessioni dell'ambientalista americano non fanno una grinza, ma come passare alla prova dei fatti? «Bisogna far dire la verità ecologica al mercato, è questa la vera sfida – spiega il professor Brown - Nel prezzo delle merci e delle materie prime non viene incorporato alcun costo in merito agli squilibri ambientali. Un esempio è il costo della benzina. Negli Stati Uniti, a metà del 2007, il prezzo finale era di 0,8 dollari al litro. Se dovessimo però tener conto dei cambiamenti climatici, dei sussidi governativi, delle spese militari e dei costi sanitari, la benzina salirebbe a 6 dollari per ogni litro. Il carburante in verità è molto costoso, ma il mercato affermandone la convenienza distorce in modo grossolano l'economia. Per fortuna esempi positivi non mancano e cambiare rotta è possibile, a patto di diventare tutti protagonisti del nostro futuro».


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