U.S.A.: la nuova marea nera

Ci risiamo, petrolio, multinazionali e inquinamento. La nuova emergenza ambientale che sta allarmando gli Stati Uniti, riguarda il fiume Yellowstone, nello stato del Montana, e un oleodotto della Exxon Mobil, danneggiatosi sabato scorso e da cui sono fuoriusciti già oltre mille barili di petrolio.

Al momento nulla è certo rispetto alle cause della rottura dell’oleodotto, che trasportava a regime circa 40.000 barili di greggio al giorno, lungo un percorso che dal Canada e dal Wyoming arriva sino  all’area di Billing, per essere lavorato presso tre raffinerie.
L’incidente avvenuto lungo il tratto dell’oleodotto che attraversa il Montana, (chiuso già nel maggio scorso per sicurezza a seguito di abbondanti precipitazioni), sembra secondo i responsabili dovuto alle piogge di questi giorni. Rovesci che smuovendo il letto del fiume Yellowstone, hanno generato vortici di detriti scagliati contro l’oleodotto. Così come nel 2010 nel Golfo del Messico, tornano d’attualità le attività legate all’estrazione del petrolio e, soprattutto, alla gestione delle trivellazioni ed al loro rapporto con uomo e ambiente. L’oleodotto in questione, anche se ispezionato nel 2009, aveva vent’anni di vita e nonstante test ne avessero validato l’agibilità, sono bastate giornate di maltempo e abbondanti nubifragi per decretarne la non affidabilità. Un refrain già noto che spinge a chiedersi se la ricerca e lo sfruttamento estremo delle risorse non rinnovabili, possa coincidere con sicurezza per persone, ambiente e salute.
Le agenzie di stampa, che si sono susseguite dalla prima mattinata al tardo pomeriggio di ieri, riportavano l’evacuazione di circa 150 persone e come i dirigenti Exxon avessero affermato che le tracce di petrolio interessavano circa 16 km del corso del fiume. Dati su cui nutre più di qualche dubbio il Governatore democratico del Montana, Brian Schweitzer, che raggiunto telefonicamente dalla Reuters, ha dichiarato: “Questa è una zona molto selvaggia, e loro non hanno alcuna idea se sono 5, 50, o 100 miglia, stanno tirando a indovinare”. E’ proprio l’estensione della macchia a preoccupare popolazione e ambientalisti, una nuova marea nera, per ora di circa 160.000 litri di petrolio, che probabilmente raggiungerà il fiume Missouri di cui lo Yellowstone è un affluente. Da accertare anche i futuri danni economici e alla salute delle persone, in quest’ultimo caso, sono già numerosi i proprietari di terreni vicini alle zone del disastro, che accusano nausee, capogiri e problemi respiratori, nonostante le rassicurazioni di nessun pericolo da parte degli esperti Exxon.
Le operazioni di contenimento di questa nuova marea nera prevedono, la chiusura delle condotte, il coinvolgimento di oltre 280 persone e l’utilizzo di enormi tappetini assorbenti lungo un tratto che è già diventato oggi di 30 chilometri, mentre aerei ed elicotteri sorvegliano 222 km di fiume a valle della falla, anche se già oggi le operazioni sono state interrotte causa il maltempo.

Fonte: Info Oggi, ANSA, Green Style, AGI

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