A Varsavia tira "aria gelida"

L’ONU avverte i migliaia di delegati presenti a Varsavia alla 19a Conferenza sul cambiamento climatico (COP19), che le alluvioni, la mancanza di piogge e gli uragani diventeranno sempre più intensi nel prossimo decennio a causa delle emissioni di gas serra che riscalderanno il clima in tutto il mondo.
 
Nella settimana trascorsa, oltre 4.900 persone hanno perso la vita a causa del tifone Haiyan che ha colpito le Filippine, una delle tempeste più potenti della storia del paese. Nelle ultime ore in Sardegna si stanno contando i morti, risvegliando l’attenzione su un fenomeno che è tutt’altro che localizzato nelle aree dei Caraibi e dei tropici.
Mentre il processo di riscaldamento globale procede in modo inesorabile, i tre mila rappresentanti dei governi e delle organizzazioni internazionali fanno fatica a prendere impegni concreti per avviare una vera transizione energetica ed economica per raggiungere un accordo sull’abbassamento delle emissioni climalteranti. La compagnia Munich Re ha stimato che le perdite registrate per disastri siano state pari a 3.800 miliardi di dollari dal 1980 al 2012 e attribuisce il 74% di queste ad eventi climatici estremi.
E’ ovvio che le multinazionali che hanno interessi nelle energie fossili vogliano preservare il proprio potere e hanno difficoltà ad adeguarsi a un cambiamento del paradigma energetico: meno ovvio è che i Governi diano loro spazio e sostegno, invece di puntare sulle energie del futuro con una chiara strategia di transizione che però sia libera dal sospetto che si voglia continuare a investire nel passato. Le multinazionali non solo non ammettono i danni gravissimi già prodotti, ma non vogliono capire quello che la comunità scientifica dice con chiarezza: “se vogliamo evitare il caos climatico, almeno due terzi dei combustibili fossili devono rimanere sotto terra”. Lo ha sottolineato l’Agenzia Internazionale per l’Energia.
La cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS)  rimuove 0,1 GigaTonnellate di CO2 all’anno, mentre dovrebbe rimuoverne almeno 90 entro il 2050 per avere un ruolo negli scenari futuri.
I negoziati di Varsavia devono gettare le basi per un accordo giuridicamente vincolante da concludere nella COP21 del 2015 a Parigi, ma non solo, non c’è tempo per l’inazione. Si deve già lavorare per un programma di lavoro applicabile prima del 2020, che comprenda tutti gli elementi essenziali che contempli:
  • le misure di mitigazione ed adattamento, incrementando l’ambizione degli obiettivi;
  • i finanziamenti necessari per realizzarle;
  • un meccanismo di copertura internazionale dei danni e delle perdite;
  • il rispetto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo;
  • la giusta transizione allo sviluppo sostenibile e la promozione di nuovo lavoro dignitoso;
  • la promozione dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare nel rispetto dei costumi e delle tradizioni dei popoli indigeni;
  • il trasferimento delle tecnologie.
Fonte: orizzontenergia.it; lastampa.it
 
 

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