Vertice di Copenaghen sul clima – Germania: le politiche ambientali

Una grande varietà di problemi, ma anche un'ampia quantità di interventi rappresentano le caratteristiche essenziali della politica ambientale tedesca. Il Paese è generalmente afflitto dai problemi tipici delle società fortemente e da più antica data industrializzate e urbanizzate, ma negli ultimi anni ha sviluppato una capacità di evoluzione, dal punto di vista dell'investimento nelle rinnovabili, che la porta ad essere considerata un faro europeo.


A livello federale, la tutela dell'ambiente è di competenza del Ministero dell'Ambiente, della Protezione della Natura, dell'Energia e della Sicurezza Nucleare istituito nel 1986 in quella che allora era la Germania Ovest. La responsabilità diretta per le aree protette è affidata, invece, ai Länder: alcuni con autonomi Ministeri dell'Ambiente (Baden-Württemberg, Bassa Sassonia, Saarland, Turingia); altri con un ministero che, insieme con la protezione della natura, sovraintende anche alla pianificazione e allo sviluppo (Baviera, Berlino, Brandeburgo, Brema, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Renania Settentrionale-Vestfalia, Sassonia, Schleswig-Holstein). Dal Ministero dell'Ambiente dipendono l'Istituto federale dell'Ambiente, con sede a Berlino, il Bundesamt für Naturschutz a Bonn e il Bundesamt für Strahlenschutz a Salzgitter, che hanno funzioni di supporto, fornendo informazioni e consulenze.

La Germania vanta una lunga e complessa tradizione in tema di protezione della natura. Il Drachenfeis nel Siebengebirge, la più antica riserva naturale, è posta sotto tutela dal 1836. In seguito il concetto di protezione si è andato ampliando dagli aspetti naturalistici a quelli di tutela del paesaggio e dei beni artistici e storici.
Non a caso, dunque, la Germania è lo Stato europeo nel quale è nato ed è cresciuto un forte movimento ecologista organizzatosi, poi, nel partito politico dei Grünen (Verdi). Già nel 1979, in occasione della campagna elettorale per l'elezione al Parlamento europeo, il movimento verde, pur senza conquistare seggi, partecipò alla competizione elettorale. Ma il primo consistente successo fu ottenuto il 22 marzo 1983, quando 27 esponenti dei Verdi fecero ingresso come parlamentari al Bundestag, l'Assemblea nazionale della Germania federale.

Il Faro d'Europa

Dalla caduta del Muro ad oggi lo stato tedesco unificato ha rappresentato con forza, un'ottica di sviluppo fortemente europeista che ha portato oggi, a considerare la Germania un faro per quello che riguardano le politiche europee in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, sviluppo delle energie rinnovabili, e non in ultimo anche rispetto alle politiche di contrasto alla crisi economica, dove il governo Merkel ha investito senza troppe remore "nell'innovazione verde".
A Copenhagen la Germania si presenta come leader in Europa per la crescente domanda di energia solare fotovoltaica, per potenza eolica installata, e per un impegno concreto nella riduzione delle emissioni ben superiore del 20% entro il 2020 e venti come vuole la Ue. Ciononostante il carbone e il nucleare sono e rimangono le maggiori fonti di produzione energetica tedesca, che incidono fortemente nel calcolo complessivo delle emissioni, e che esemplificano la contraddizione culturale che le vuole annoverate tra le fonti energetiche pulite, con l'idea di un nucleare ed un carbone puliti e sicuri.
Lo schema che pubblichiamo qui sotto compara rispetto ad altri Stati la produzione energetica rispetto alle fonti della Germania.
  • Energia prodotta con carbone:
    Germania 267 TWh
    Italia 44 TWh
  • Energia prodotta con nucleare:
    Francia 450 TWh
    Germania 167 TWh
  • Energia prodotta col sole:
    Germania 2 TWh
    Italia 0,03 TWh
  • Energia prodotta col vento:
    Germania 30 TWh
    Italia 3 TWh

    Fonte: Eurostat  (www .ngpowereu .com)

In conclusione
Indistintamente dai risultati di Cop15 il ruolo della Germania nel futuro dell'Unione Europea sarà sicuramente verde e sempre più forte rispetto agli altri stati dell'unione. Recentemente il governo tedesco ha illustrato il progetto di aumentare la percentuale di elettricità generata attraverso fonti alternative rinnovabili al 45%, entro il 2030, tenendo conto che alcuni studi hanno rilevato che la quota del 12,5% stabilita per il 2010 è già stata ampiamente superata. A questo si aggiungono i nuovi obiettivi da raggiungere: il 20% di elettricità da fonti rinnovabili come l'eolico e il solare per il 2020, fino ad arrivare al 45% per il 2030.

Fonti: Rinnovabili, Corriere della Sera, The Copenhagen Diagnosis, Eurostat, The Guardian

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