Protocollo di Kyoto: la logica dell'Accordo viene compresa anche in USA

Interessi economici e interessi ambientali a confronto nel mondo dell'Industria USA valorizzano inaspettatamente gli obiettivi ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

Perché il Protocollo di Kyoto
L'effetto serra è, di per sé, un fenomeno naturale fondamentale per la presenza stessa della vita sul Pianeta. Senza l'effetto serra infatti l’ambiente terrestre sarebbe caratterizzato da temperature inferiori allo zero. La presenza naturale di anidride carbonica originata da attività vulcaniche ha generato le condizioni per l’esistenza di una sorta di grande serra atmosferica che contribuisce all’aumento naturale delle temperature.
L'aumento delle emissioni di gas serra dovuto alle attività umane rischia però di rendere eccessivo il surriscaldamento della Terra.
Le emissioni di CO2 causate dall'uomo sono provocate soprattutto dal consumo di combustibili fossili (carbone, petrolio, metano ecc.) usati per il riscaldamento, per la produzione di energia elettrica o per i trasporti; le emissioni prodotte dalle attività industriali seguono a ruota nella graduatoria delle cause attribuite all’origine della degenerazione dell’effetto serra. Le emissioni di metano, invece, sono causate dalle attività agricole, dalla decomposizione organica e dagli allevamenti su vasta scala.

Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale istituito nel 1997 che fissa gli obiettivi per i tagli nelle emissioni dei gas serra nei paesi industrializzati. In questo senso, Il Protocollo di Kyoto è finalizzato alla riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra. Tra questi gas troviamo:

  • biossido di carbonio (CO2) (responsabile del 60% dell'effetto serra)
  • metano (CH4) (responsabile del 20% dell'effetto serra)
  • protossido di azoto (N2O)
  • idrocarburi fluorati e perfluorati (HFC e PFC)
  • esafluoruro di zolfo (SF6) 

La posizione dell’Italia
Ratificando gli elementi fondamentali del Protocollo di Kyoto (febbraio 2005), l'Italia si è impegnata a ridurre entro il 2010 le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai valori del 1990. Tra le proposte degli esperti per la riduzione delle emissioni nazionali esistono Piani di attribuzione dei permessi di emissione alle grandi industrie (NAP) e Piani settoriali di intervento nel settore domestico e nei trasporti. In realtà il nostro Paese ad oggi ha aumentato le emissioni di CO2 del 12%, perché ha adottato un percorso energetico rovinoso, fondato sugli sprechi e sull'uso dei combustibili fossili (carbone e petrolio).

Effettoterra – Ecologia quotidiana (1 febbraio 2006)

USA versus Kyoto: ipotesi di pareggio
La Presidenza statunitense ha sempre giustificato il rifiuto delle indicazioni contenute nel Protocollo di Kyoto per il controllo dei gas serra motivando la sua scelta con la mancanza di prove scientifiche certe sulle responsabilità umane nelle dinamiche del clima e, fatto non secondario, adducendo argomentazioni secondo le quali l'imposizione di vincoli sulle emissioni all'industria americana avrebbe danneggiato l'economia Usa in maniera intollerabile. La ricerca scientifica, attraverso la formulazione di dati sempre più affidabili, smonta in modo sistematico le convinzioni dell'amministrazione USA che si trova ora a fronteggiare anche le opinioni di autorevoli rappresentanti dell'imprenditoria nazionale.
Infatti, come riportato dal Quotidiano La repubblica, in un articolo del 7 aprile 2006, nel corso di una seduta presso il Comitato del Senato per l'Energia, con grande sorpresa dei senatori presenti alle audizioni, alcuni dei top manager presenti hanno richiesto al Parlamento di fissare limiti precisi alle emissioni di anidride carbonica per le attività industriali (esattamente come previsto dal Protocollo di Kyoto).
Le apparentemente sorprendenti posizioni espresse dai manager non sono naturalmente frutto di un'improvvisa presa di coscienza ambientalista. La motivazione del mutato atteggiamento è esclusivamente economica.
Così descrive La Repubblica l’inversione di tendenza del mondo industriale statunitense, non offrendo peraltro spiegazioni ad una fondata identificazione del cambio di direzione di alcune tra le più affermate aziende nordamericane.
Riesce difficile in realtà comprendere come sia sempre il fattore economico all’origine di posizioni completamente opposte come sono quella dell’Amministrazione, contraria al Protocollo di Kyoto, e quella dei top manager USA, favorevoli in questo momento all’Accordo.
Proviamo a dare qui un’interpretazione della valutazione innovativa espressa davanti al Senato dal mondo industriale statunitense.
La richiesta di limiti alle emissioni di CO2 con relativa imposizione di regole vincolanti su base federale certe ed uguali per tutti, tendenti quindi ad ottimizzare le risorse territoriali, si basa presumibilmente su studi globali, relativi all’Economia. Studi di questo tipo non dimenticano come sia proprio l’economia a sollecitare il progresso scientifico. La grande fiducia nelle trasformazioni della tecnologia e la derivante influenza su nuovi comportamenti relativi al consumo dà un’idea di quanto sia grande il potere degli interessi economici sulla diffusione delle innovazioni tecnologiche, anche quando esse siano applicate a dispositivi industriali relativi alla sicurezza ambientale.
Secondo una riflessione di questo tipo, l’ipotesi dei rappresentanti dell’Industria statunitense può venir sintetizzata attraverso un semplice ragionamento: una nuova tecnologia è necessaria per avere una maggiore varietà di prodotti; di conseguenza, le novità sul mercato produrranno nuovi interessi che indurranno inevitabilmente a consumi più alti. Così, quella che appariva una spesa da evitare, potrebbe diventare un investimento per il futuro.
Paradossalmente e in modo inatteso l’Ambiente, forse, ne trarrà vantaggio.

Fonti: ECOage.comZNET - La Repubblica

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