Un oceano di plastica

Una nuova isola, grande come la Germania, ha trovato posto nella cartografia del Pacifico. È la “Great Pacific garbage patch” (tradotto suona come “la grande chiazza di spazzatura del Pacifico”), un'enorme zona oceanica di convergenza subtropicale che, a seguito delle correnti, raccoglie i rifiuti galleggianti di America, Asia, Australia e Russia.
 

Il più grande oceano terrestre è anche la maggiore discarica a cielo aperto del mondo. La “garbage patch” si trova tra la California e il Giappone, a circa 800 kilometri dalle isole Hawaii, lontana dalle rotte navali, in una zona dove la presenza di correnti centripete cattura i rifiuti in una sorta di gigantesca spirale. Ancora non si conosce con esattezza la superficie occupata da questa “isola”. I più prudenti parlano di circa 700 mila kilometri quadrati, ma c'è chi teme che la “chiazza” raggiunga anche i 15 milioni di km².
L'esistenza di questa nuova “isola” è documentata sin dai primi anni Novanta, grazie agli studi di alcune équipe di ricerca americane del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e dai numerosi articoli scritti da Charles Moore, capitano e ricercatore oceanico. Secondo Moore l'80% dei rifiuti galleggianti proviene dalla terra ferma, mentre la parte restante si accumula con l'inquinamento causato dalle navi. Lo studioso ritiene che dalle coste occidentali dell'Asia la spazzatura impieghi circa un anno a raggiungere la “chiazza”, un viaggio lungo cinque anni se le scorie provengono dalle sponde americane.
Sacchetti di plastica, bottigliette, giocattoli, spazzolini, bombolette, ricambi, accendini e altro ancora: un peso complessivo stimato intorno alle 3,5 tonnellate, una discarica che è diventata anche il cimitero di numerosi animali, intrappolati (uccelli marini, pesci e mammiferi) e morti per averne ingerito i rifiuti. Ma, contrariamente a quanto si possa pensare, la massa della “garbage pach” non è solo una continua distesa di oggetti galleggianti. Anzi, le insidie maggiori sono quelle non visibili ad occhio nudo. Per effetto della luce, infatti, le plastiche si degradano in parti sempre più piccole, fino a diventare dei polimeri. Uno studio del 2001 ha calcolato che la concentrazione di plastica, in un miglio quadrato, è pari a un milione di pezzi, con una massa di 5,1 milligrammi per metro quadro. In molte zone questa concentrazione è addirittura superiore a quella dello zooplancton, il principale nutrimento di molte specie animali. Più si disintegra, più la plastica entra nella catena alimentare causando danni irreparabili a tutto l'ecosistema.

http://www.noaa.gov/ocean.html

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