WWF-Living Planet Report 2016

È stato presentato presso la Camera dei Deputati, alla presenza, tra gli altri, della Presidente della Camera, del ministro dell’Ambiente e del Presidente di WWF Italia, il “Living Planet Report 2016: Rischio e resilienza in una nuova era”, l’undicesima edizione del Living Planet Report, che analizza oltre 14.000 popolazioni di vertebrati di oltre 3.700 specie dal 1970 al 2012.

Perdita di habitat, degrado e eccessivo sfruttamento della fauna selvatica sono le minacce principali per le specie individuate nel report, tutte direttamente legate alle attività umane. Per la prima volta nella storia l’impatto delle attività dell’uomo sui sistemi viventi del Pianeta è talmente forte da generare la “nascita” di un nuovo periodo geologico nella storia della Terra, l’Antropocene, sempre più diretto verso una possibile sesta estinzione di massa.
Secondo il Rapporto WWF, la produzione alimentare necessaria a soddisfare le complesse esigenze di una popolazione umana in espansione sta distruggendo gli habitat e sfruttando in modo insostenibile la fauna selvatica. Oggi l’agricoltura occupa circa un terzo della superficie totale della Terra e rappresenta quasi il 70% del consumo di acqua. Almeno 50 paesi hanno sofferto di scarsità d’acqua, oltre il 30% degli stock di pesce sono sovrasfruttati.
Secondo i modelli dello Stockholm Resilience Centre (i cui scienziati hanno collaborato alla redazione del Report) l’umanità ha superato quattro dei nove confini planetari – clima, integrità della biosfera, flussi biogeochimici di azoto e fosforo e cambiamenti nell’uso del suolo – andando oltre le soglie di sicurezza dei processi del sistema Terra che sono critici per la vita sul pianeta e per la vita umana, utilizzando globalmente risorse che equivalgono a 1,6 pianeti in termini di beni e servizi utilizzati ogni anno.
Secondo il rapporto, le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012, preannunciando un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020.
Le specie di acqua dolce sono complessivamente diminuite dell’81% tra il 1970 e il 2012, l’indice marino delle specie mostra per lo stesso periodo un calo complessivo del 36%.
Capire questo fenomeno ci permette di individuare soluzioni per il ripristino degli ecosistemi da cui dipendiamo. Il Living Planet Report 2016 descrive infatti alcune soluzioni in grado di trasformare i processi produttivi e i consumi al fine di garantire cibo per tutti, ma in maniera sostenibile. Il rapporto si concentra anche sui cambiamenti fondamentali richiesti nei sistemi energetici e di finanza globale per soddisfare le esigenze di sostenibilità delle generazioni future.
Per quanto riguarda l’Italia WWF segnala come si debba provvedere al più presto alla realizzazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in maniera sinergica ed integrata con tutti gli organi di governo, in armonia con l’Agenda 2030 dell’ONU e i suoi 17 Obiettivi (che anche il nostro Paese ha sottoscritto). A tal fine è rilevante la formalizzazione – avvenuta lo scorso 25 ottobre – del Comitato nazionale per il Capitale naturale (legge 221/2015) che dovrà realizzare il primo rapporto sullo stato del capitale naturale del nostro paese entro il febbraio 2017. Infine, l’Italia è chiamata a concretizzare l’assenso formale dato all’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima che diventerà legalmente vincolante dal prossimo 4 novembre. La strada per lo sviluppo sostenibile è tracciata, serve ora il coraggio di seguirla.

Fonte: greenreport.it; diregiovani.it


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