Come alimentarsi per un mondo più ecosostenibile

Che l'agricoltura globale contribuisca al cambiamento climatico aumentando le emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto, purtroppo, è un dato assodato. L'agricoltura ha già distrutto o trasformato radicalmente il 70% dei pascoli, il 50% delle savane, il 45% delle foreste temperate e il 25% delle foreste tropicali.

La notizia più preoccupante però riguarda la produzione di cibo. La coltivazione divora il 38% dei territori e consuma il 70% dell’acqua globale.
La notizia è stata resa nota dal WWf in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si è celebrata lo scorso 16 ottobre in tutto il mondo.
La pubblicazione di questi dati sconfortanti ha indotto gli esperti a fare un appello globale. Un invito rivolto a tutte le popolazioni del pianeta, nel tentativo di ridurre drasticamente gli impatti negativi dell’agricoltura, ma soprattutto, per fare in modo che "l’agricoltura diventi alleata della natura".
Un vademecum in 10 regole che, oltre a farci mangiare ecologico, ridurrà al massimo l’impatto ambientale.
La prima indicazione che gli esperti consigliano è quella di privilegiare le produzioni locali.Una strategia cruciale per mitigare l’impatto del cibo sull’ambiente. Orientare le scelte d’acquisto sui “prodotti del posto” permette di accorciare la catena distributiva e ricostruire un’alleanza virtuosa con i produttori e con l’ambiente. Acquistando locale si riducono i passaggi, quindi si risparmiano emissioni di CO2, ma soprattutto si ha la sicurezza di comprare prodotti freschi e di privilegiare le varietà nostrane.
Un corollario indispensabile per rispettare l’ambiente scegliendo la “stagionalità dei prodotti”. In questo caso, non sbagliare è semplice: basta consultare il calendario della stagionalità degli alimenti prima di fare la spesa. Riscoprire la stagionalità degli alimenti significa saperli acquistare nel periodo dell’anno in cui sono naturalmente disponibili nel luogo in cui sono venduti: Scegliere prodotti di stagione, oltre a far risparmiare sui costi energetici, ci consente di gustare ogni varietà nel periodo di maturazione naturale, diversificando l’apporto di vitamine e sali minerali, in sintonia a quanto richiesto da una dieta equilibrata. Acquistando prodotti locali e di stagione è possibile risparmiare fino a 1000 chili di imballaggi.
Un pilastro fondamentale quando si parla di alimentazione è quello dedicato al consumo di carne. La “Hall of Fame” delle buone pratiche per un’alimentazione sostenibile, al terzo posto, colloca dei consigli etici per diminuire il consumo di carne.Un Italiano ne mangia mediamente due etti e mezzo al giorno, mentre la quantità consigliata sarebbe di mezzo chilo a settimana.  Inoltre la maggior parte della carne in commercio proviene da allevamenti industriali intensivi con risultati dannosi per il sistema ambientale. I dati sulla produzione dicono che per ottenere 1 kg di carne di manzo sono necessari circa 15 kg di cereali e soia, 15.000 litri d'acqua, con un risultato di emissioni di CO2eq pari a circa 68 kg. Per ovviare a tutto questo perché non riscoprire il piacere di consumare i legumi anche attraverso ricette regionali: sono eccellenti fonti di proteine e sono “amici dell’ambiente”.
Come per la carne, se si vuole rispettare l’ambiente e seguire un’alimentazione sana, anche per il consumo di pesce ci sono delle importanti indicazioni da seguire.
La prima, anche per una questione qualitativa, è di scegliere il pesce pescato rispetto a quello di acquacoltura. È vero che le risorse ittiche non sono illimitate. Nel Mediterraneo il 96% degli stock ittici di acque profonde è sovra sfruttato, così come il 71% delle specie di mare aperto (come sardine e acciughe). Ma seguendo alcuni consigli: la scelta di specie che non sono in pericolo di estinzione, la taglia legale di vendita delle specie, il rispetto per la stagionalità e la pesca locale, si possono ottenere risultati molto vantaggiosi. Basti pensare che, nel mar Mediterraneo, al cospetto di oltre 700 specie marine, solo il 10% è commercializzato!
La parte dedicata agli sprechi, da sempre, costituisce un capitolo fondamentale per ridurre i disastri ambientali e avere un equidistribuzione del cibo.
I dati sullo spreco alimentare sono a dir poco allarmanti: 1/3 della produzione mondiale non raggiunge i nostri stomaci, ovvero 1 miliardo e 600 milioni di tonnellate di alimenti viene gettato di cui gran parte, l’80%, è ancora buono.
Ridurre gli sprechi, inoltre, significa ridurre i rifiuti, il cui smaltimento ha generalmente dei costi esosissimi per l’ambiente: solo in Europa, circa 89 milioni di tonnellate di cibo sprecato, producono 170 milioni di tonnellate di CO2.
Non ci vuole tanto per essere rispettosi del cibo, basta limitare gli acquisti ai consumi per il breve periodo, evitando di mettere nel carrello beni deperibili, commercializzati in confezioni troppo grandi che sappiamo già che non utilizzeremo interamente.
Una pratica semplice, a portata di tutti, potrebbe essere quella di fare la lista della spesa comodamente a casa, magari comprando solo il necessario.
Sempre più spesso si sente parlare di prodotti biologici, ma in realtà, molte persone, ancora oggi ignorano l’importanza di questa parola. Biologico è tutto ciò che sfrutta l'intero ecosistema agricolo attraverso la naturale fertilità del suolo, la promozione della biodiversità dell'ambiente, ma soprattutto dove si esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi e di organismi geneticamente modificati (OGM). Definita dal regolamento CE n. 834/07, la pratica dell’agricoltura biologica consente di avere un sistema integrato di produzione agricola, sia vegetale sia animale, che non solo consente di disporre di cibi più sani e saporiti, ma cerca al contempo di ridurre il più possibile l’impatto ambientale delle attività produttive. Eliminando l’impiego di fertilizzanti e di pesticidi chimici per le piante, come pure quello di antibiotici e di ormoni per gli animali, si riduce significativamente il rischio di contaminazione dei corsi d’acqua e di bio accumulo di sostanze tossiche nella rete alimentare. Aspetti dannosi che inevitabilmente si andrebbero a ripercuotere sulla salute umana.
Nel decalogo delle 10 semplici regole per un mangiare sostenibile non poteva mancare la “regola non scritta” di non acquistare prodotti con troppi imballaggi.
Per convincersi dei vantaggi che questo consiglio può produrre, basta scorrere un paio di numeri: ogni italiano produce oltre 528 kg di rifiuti l’anno, per un costo medio di gestione di 186 euro per famiglia. Il 40% dei rifiuti è costituito da imballaggi. Quando si parla di imballaggi non si fa riferimento solo al cellophane, ma alle bottiglie delle bibite, ai prodotti per la casa e per l’igiene personale, alle conserve, al pane e a tanti altri prodotti che per poter arrivare sullo scaffale del supermercato e poi nelle nostre case hanno bisogno di essere impacchettato o confezionato. Proviamo a sperimentare l’acquisto di prodotti sfusi: meno imballaggi significa meno rifiuti e meno spesa per l’acquisto.
La terz’ultima pratica da evitare, è l’acquisto di cibi eccessivamente elaborati.
Negli ultimi anni si è assistito ad un’impennata di vendite di verdure pronte, sughi, surgelati, caffè in cialde, piatti pronti refrigerati, barrette di cereali, frutta già tagliata in vaschetta e prodotti light. Ma il consumo di prodotti pronti all’uso, chiamati anche “prodotti di quarta gamma” ha impatti molto elevati, proprio per il consumo di energia nelle fasi di produzione e conservazione. Attenzione! Non si vuole bandire l’intera categoria, alcuni prodotti in certe occasioni, possono essere indispensabili, ma provare a sostituire qualche snack con un frutto fresco e rimettersi qualche volta in più ai fornelli.
Al penultimo posto troviamo una pratica ancora poco comune: ovvero quella di bere l’acqua dal rubinetto. L'acqua imbottigliata provoca un enorme aumento dei cicli di produzione e smaltimento dei contenitori in plastica (solitamente in PET la bottiglia e in differente polimero, il tappo) e un inquinamento dovuto alle operazioni di trasporto. Pertanto laddove vi siano le condizioni igienico sanitarie e l’acqua sia stata opportunamente esaminata e dichiarata potabile, è berla. Lasciamo perdere gli slogan che attribuiscono all'acqua imbottigliata proprietà "terapeutiche" e di dimagrimento. Ad oggi, queste teorie, risultano ancora difficili da dimostrare.
Ai “titoli di coda” di questa lezione civica si segnala una pratica che, se sfruttata, potrebbe farci valorizzare delle risorse energetiche non indifferenti.
Il cosiddetto “risparmio ai fornelli”, un’attività che passa dalla semplice pratica di far bollire l’acqua per cucinare la pasta a quella meno comune di cuocere una pietanza al forno. Sia nel primo caso che nel secondo, si possono ottenere grandi risparmi. Per quanto concerne la cottura ai fornelli, è bene calibrare il fuoco in base al diametro del fondo della pentola. Un’altra potenziale forma di risparmio è legata all’uso della pentola a pressione. Vera “maestra di economia” in quanto, oltre a dimezzare i tempi di cottura, si presta bene per i cibi che vanno lessati, stufati o cotti al vapore. Mentre nel caso del forno, un consiglio che funziona sempre è di spegnere qualche minuto prima del tempo di cottura previsto, ultimando la doratura delle pietanze con il calore residuo.
Ricordiamoci che la natura si può salvare anche a tavola.

Fonte: adnkronos.com; wwf.it; oneplanetfood.info


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