Il Pianeta muore? Colpa di 90 aziende petrolifere

Le più importanti compagnie del mondo, come Bp, Shell, Exxon e Chevron sono tra le 90 aziende responsabili della produzione di due terzi di emissioni di anidride carbonica nel pianeta. La metà delle emissioni stimate dalla ricerca sono state prodotte soltanto negli ultimi 25 anni.
 
Lo studio condotto dal Climate Accountability Institute dell’Università del Colorado ha tenuto conto delle decisioni conclusive del summit sul clima delle Nazioni Unite. Il Comitato internazionale sul cambiamento climatico ha chiuso il summit con l’obiettivo, da fantascienza, di mantenere l'innalzamento della temperatura entro i due gradi centigradi in più rispetto ai livelli pre industriali.
Secondo il rapporto, pubblicato sulla rivista “Climatic Change”, sono 90 le aziende che hanno causato i due terzi delle emissioni responsabili del cambiamento climatico.
La metà delle emissioni stimate dalla ricerca sono state prodotte soltanto negli ultimi 25 anni – ben oltre la data in cui governi, aziende e comunità scientifica si resero conto che l'aumento delle emissioni di gas a effetto serra dalla combustione di carbone e petrolio avrebbero potuto causare pericolose modifiche nel clima della Terra. Secondo i ricercatori del Colorado, queste 90 aziende sono responsabili della produzione di 914 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (Co2), il 63% del totale delle emissioni industriali tra il 1751 e il 2010.
Nel rapporto (Tracing anthropogenic carbon dioxide and methane emissions to fossil fuel and cement producers, 1854–2010) si legge: “… la stragrande maggioranza delle compagnie con maggiori emissioni sono nel business dell’energia e comprendono multinazionali del petrolio come Chevron, Exxon, Bp, Royal Dutch Shell, King Carbon, British Coal Corp, Peabody Energy e BHP Billiton e 31 imprese statali come la saudita Saudi Aramco, la russa Gazprom e la norvegese Statoil. 9 sono industrie gestite dai governi, che producono principalmente carbone in Paesi come Cina, ex Unione Sovietica, Corea del Nord e Polonia, il Paese che ospita la Cop19 Unfccc e che non a caso negli stessi giorni ha ospitato un contestatissimo summit dei grandi produttori di carbone. Se si escludono 7 grandi produttori di cemento, i restanti grandi emettitori di gas serra sono compagnie energetiche che producono petrolio, gas e carbone”.
"Questo studio è un passo avanti cruciale per la comprensione dell'evoluzione della crisi climatica", ha spiegato al Guardian l'ex vicepresidente americano, e noto attivista per l'ambiente, Al Gore. "Le società che sono storicamente responsabili dell'inquinamento atmosferico hanno il dovere di collaborare alla ricerca di una soluzione".
The Guardian ha intervistato Richard Heede, l’autore della ricerca: “Più del 30% delle emissioni di gas serra sono state prodotte dalle 20 compagnie più grandi del mondo ed a produrre più inquinamento di tutte sono le imprese carbonifere della Russia con circa l’ 8,9% del totale. Mentre la Repubblica popolare cinese, con le sue imprese energetiche governative, è al secondo posto con l’8,6% del totale delle emissioni globali. La metà delle emissioni stimate sono state prodotte negli ultimi 25 anni - ben oltre la data in cui i governi e le società sono diventate consapevoli del fatto che le emissioni di gas a effetto serra in aumento dalla combustione di carbone e petrolio stavano causando un pericoloso cambiamento climatico”.
Forse questo potrebbe rompere l’impasse” – dice Naomi Oreskes, docente di storia della scienza a Harvard – “Nel rapporto ci sono anche quei che hanno prodotto una enorme quantità di emissioni storiche di cui normalmente non si parla. Normalmente non parliamo del Messico o della Polonia o del Venezuela. Quindi non è solo ricco contro povero, è anche produttori contro consumatori e ricchi di risorse contro poveri di risorse”.
Michael Mann, noto scienziato nell’ambito climatico scrive: “Questo studio dovrebbe indirizzare le aziende dei combustibili fossili a compiere azioni rispettose nelle loro attività future. Quello che penso è che potrebbe essere un punto di svolta: ecco le potenziali impronte digitali che mostrano in modo chiaro le fonti di queste emissioni future. Aumenta la responsabilità per la combustione di combustibili fossili. Non è possibile bruciare combustibili fossili senza che il resto del mondo lo sappia”.
John Ashton, ex-responsabile inglese all’Unfccc dice: “La sfida che abbiamo di fronte è quella di spostarci, in poco più di una generazione, da un sistema energetico ad alta intensità di carbonio al un sistema energetico carbon neutral. Se non lo facciamo non avremo alcuna possibilità di mantenere il cambiamento climatico entro la soglia 2° C. Mettendo in evidenza il modo in cui un numero relativamente piccolo di grandi società sono al centro dell’attuale modello di crescita ad alta intensità di carbonio, questo rapporto mette in evidenza quale sia la sfida fondamentale”.
Fonte: theguardian.com
 
 

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