La rottamazione dei cellulari usati

Smaltire un telefonino usato ha un impatto ambientale non indifferente, essendo gli stessi composti da una miriade di componenti elettronici, che se non trattati adeguatamente o semplicemente abbandonati o considerati come dei rifiuti normali possono causare danni irreparabili all’ambiente.

Nel nostro paese i dispositivi di telefonia mobile sono considerati rifiuti RAEE, pertanto la legislazione in materia (D.Lgs 151/05 e 65/2010), prevede norme precise. Al momento dell'acquisto di un nuovo dispositivo ad esempio i rivenditori sono tenuti a ritirare il vecchio e a smaltirlo, facendoli prelevare da soggetti autorizzati per essere avviati, dove possibile, o per quei componenti ancora ritilizzabili, al riciclo. Lo stesso vale per i gestori di telefonia che a volte lanciano iniziative di ritriro ad hoc. Se invece il singolo cittadino non ha intenzione di cambiare il proprio apparecchio può direttamente rivolgersi ai centri appositi predisposti dai singoli comuni, normalmente i più grandi dispongono di un servizio dedicato, se no basta portare i propri telefonini presso le isole ecologiche o gli Ecocentri cittadini. 
Fin qui quello che la legge prescrive nel nostro paese, ma nell’ultimo periodo il mercato dei cellulari usati e del loro riciclo sta assumendo un ruolo economico sempre più strategico a livello globale, indicando come la pratica del riciclo possa diventare molto conveniente. Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, un cellulare usato può essere rivenduto sullo stesso mercato (60%) o su quelli emergenti (Asia, Africa, America Latina ed Europa dell'Est), oppure se ne possono riclare i materiali dei componenti con benefici importanti. Questo mercato ad esempio ha visto il leader di settore negli U.S.A. la ReCellular fatturare circa 66 milioni di dollari nel 2010, con una previsione per il 2011 di incremento del 50%.
In Italia accanto ad alcune lodevoli iniziative che abbinano alla “rottamazione” dei cellulari iniziative puramente benefiche, stanno iniziando ad emergere, soprattutto online, nuove forme di ritiro che dietro un compenso economico, avviano i telefonini a processi di rigenerazione, garantendo sia il rispetto dell’ambiente sia in alcuni casi la devoluzione di una parte dei ricavati ad associazioni impegnate nel sociale.
Del primo caso, fa parte l’iniziativa “Abbiamo tanti progetti appesi a un filo", la campagna promossa nell'aprile 2007 dalla Ong dei gesuiti Magis, tuttora attiva. Un'innovativa iniziativa di raccolta di cellulari usati che serve a finanziare progetti di cooperazione e sviluppo nel Sud del mondo. Organizzando la raccolta di cellulari usati, anche non funzionanti, su tutto il territorio nazionale, la Magis permette di convertire i vecchi apparecchi in finanziamenti, sostenendo progetti di cooperazione in Africa. Nel Ciad, per la realizzazione di 100 cucine solari utilizzate da 300 comunità, e in Kenya attraverso l’invio di risorse ad un ospedale per bambini malati di Aids. Grazie al riciclaggio da parte di una societá specializzata che si occupa di separare i dispositivi ormai inutilizzabili da quelli ancora funzionanti. I primi vengono smaltiti in maniera adeguata, garantendo la corretta gestione di tutte quelle sostanze pericolose per l'ambiente. I secondi vengono riparati, se necessario, e immessi nel mercato dell'usato. In entrambi i casi, viene assicurato al Magis un corrispettivo per ogni cellulare ricevuto.

Filone che persegue anche il portale www.cellulariperbeneficenza.it, che permette dal 2009 a tutti i possessori di cellulari in Italia, sia privati sia aziende, di trasformare i cellulari usati in fondi per beneficenza, devolvendo l’80% del valore del telefonino usato, riportato su www.comprocellulari.it, semplicemente portandolo in uno dei centri di raccolta aderenti, presenti sull’intero territorio nazionale.
Del secondo e terzo caso è invece esemplificativo  il sito www.ilcelluvale.it, servizio per vendere i propri cellulari, che dichiara sulle proprie pagine web “di rigenerare tutti i cellulari acquistati e di rivenderli nei paesi in via di sviluppo grazie ad accordi con partner esteri, non esportando rifiuti elettronici, ma solo apparecchi testati e funzionanti nel pieno rispetto delle direttive internazionale. Mentre gli apparecchi che non possono essere riutilizzati perchè a fine vita vengono riciclati in Italia attraverso operatori autorizzati”.

Fonte: Magis, ICTBusiness.it, Celluvale, Comprocellulari.it

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