Terra Futura si è conclusa confermando il trend di crescita che l’accompagna sin dalla prima edizione. A una settimana dal termine della mostra-convegno i dati parlano di 94.000 visitatori e di oltre 220 appuntamenti culturali, capaci di elaborare proposte concrete per una terra futura più equa, giusta e rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.
Commenti unanimi al termine della quinta edizione di Terra Futura, come sottolinea Ugo Biggeri, Pres. della Fondazione culturale di Banca Etica, che parla della manifestazione come di una scommessa vinta, perché ha dimostrato che l’interesse dei cittadini rispetto ai temi della sostenibilità è sempre più ampio e che in futuro saranno indispensabili maggiori alleanze. “Alleanze che significano sia sperimentazioni più coraggiose, sia piccoli cambiamenti nel sistema. Mondi diversi, che si possono incontrare e possono insieme far nascere una nuova economia responsabile”. Creare una nuova visione ed aprire una nuova epoca per i diritti umani è quanto auspica Wolfgang Sachs, Pres. del Comitato consultivo di Terra Futura: “non solo come diritti politici e rifiuto della tortura, ma anche diritto alla casa, al cibo, alla sicurezza”. Basti pensare ai gravi effetti sull’agricoltura prodotti dai cambiamenti climatici, che minano in particolare la sicurezza economica di tante persone e aumentando il numero dei rifugiati. Ma l’agricoltura ne è anche uno dei principali responsabili. Allevamenti intensivi di bestiame, forniture di legno pregiato, piantagioni a uso energetico e deforestazione, pesano per oltre il 30% sulle emissioni globali di gas serra, contribuendo alla desertificazione del suolo e al consumo della risorse idriche. Tornare a un modello di agricoltura tradizionale, senza l’uso di pesticidi e legata alla filiera corta, è una delle soluzioni proposte. Le 5000 realtà rappresentate in rassegna, hanno rappresentato un esempio tangibile di come possono essere affrontati i temi dibattuti, durante la tre giorni del programma culturale, in modo efficace ed efficiente, dall’abitare, al produrre, al coltivare, all’agire e al governare.
Di fronte alla crisi della finanza globale e dell’attuale modello di sviluppo, i numeri di finanza etica e non profit dimostrano che un’alternativa è possibile. Il 60% delle attività delle banche tradizionali proviene da commissioni, e transazioni finanziarie, mentre solo il 40% dalla raccolta di risparmi per credito. In Banca Etica invece il rapporto si rovescia: arriva addirittura a un 10% contro il 90%. Proprio da Terra Futura ha preso il via un percorso di definizione di una proposta di riforma dei meccanismi che regolano i mercati finanziari, promosso dalla CISL, che chiama all’appello la società civile per ascoltarne e raccoglierne il contributo. Un iter che porterà alla stesura di un testo e culminerà il 18 giugno con il lancio della proposta a Roma. Tra il 23 e il 25 maggio i temi dell’economia e dell’ambiente si sono intrecciati spesso, evidenziando come, cambiare il modello di sviluppo in senso ecologico non solo risponde al “principio di responsabilità” verso il pianeta, ma addirittura risulta essere conveniente, per i cittadini come per le imprese. I prodotti “ambientali” possono aprire nuovi mercati e offrire spazi di nuova occupazione. Alcuni punti in merito ad esperienze italiane come il fair trade e la decrescita lo dimostrano. Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, parla di un’idea di sviluppo che passa che si realizza innanzitutto con “tecnologie che accrescano l’efficienza delle risorse diminuendo l’uso di materie prime, riguardando al contempo gli stili di vita, le scelte di sobrietà, l’autoproduzione e la riduzione degli scambi commerciali a parità dei servizi”. Se sostenibilità e ambiente sono da sempre il nocciolo di Terra Futura, non potevano mancare considerazioni sul tema dell’energia. “Il nucleare è una risposta sbagliata, significa tornare indietro di oltre vent’anni – afferma Ugo Biggeri. È una tecnologia che non piace ai cittadini e che ancora oggi presenta molte problematicità: di esaurimento delle risorse, e di tipo geopolitico, basti pensare alla vulnerabilità in caso di attacchi terroristici. Soprattutto, è una risposta non è in linea con le urgenze che riguardano l’energia, come invece lo sono ridurre i consumi energetici ed evitare gli sprechi, attraverso un utilizzo efficiente”.
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Fonte: http://www.terrafutura.it/
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