Terra Futura 2011: Ecoprofughi

Si é conclusa con oltre 94.000 visitatori l’VIII edizione di Terra Fututa. Di seguito proponiamo un comunicato stampa a cura dell’Ufficio Stampa della manifestazione, realizzato in occasione del convegno “Ecoprofughi in fuga dal disastro ambientale”.
Non fanno notizia perché non raggiungono le coste europee con le carrette del mare. Dal punto di vista giuridico non esistono: 40 milioni di persone che nel solo 2010 sono state costrette a fuggire non dalla guerra né dalla tortura, ma dal loro stesso ambiente diventato inospitale e invivibile a causa di cambiamenti climatici e desertificazione. Sono gli “ecoprofughi” (di loro 1 su 3 è donna), di cui anche quest’anno si occupa Legambiente nel dossier “Profughi ambientali: cambiamento climatico e migrazioni forzate”, presentato questa mattina a TERRA FUTURA, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, in corso fino a domani alla Fortezza da Basso a Firenze. Non è più la guerra la principale causa di migrazione: gli ultimi dati disponibili per il raffronto, relativi al 2008, riferivano di 4,6 milioni di profughi a causa dei conflitti contro i 20 milioni di ecoprofughi nello stesso anno. L’eredità del 2010 è pesante, lunga la lista delle calamità che hanno flagellato il pianeta. Il dossier cita, ad esempio, il caso della Thailandia stremata dalle inondazioni che nel solo mese di ottobre hanno ucciso 232 persone, investito almeno 25mila villaggi e coinvolto quasi 7 milioni di persone. Lo Sri Lanka ha dovuto fare i conti con più di un milione di persone in fuga. Il bilancio per il Pakistan, piegato dalle piogge di luglio, è di 2mila morti e 20 milioni di persone colpite. In Cina i morti sono stati più di 3mila, oltre mille i dispersi, più di 200 milioni di persone toccate dagli effetti delle inondazioni, di cui 15 milioni evacuate in massa. In Somalia la siccità, che ha fatto salire al 32% la percentuale di popolazione affetta da malnutrizione, ha spinto 431mila persone in Kenya, mentre altre 300mila si sono spostate vicino alla frontiera. L’anno si è chiuso con le inondazioni australiane, che hanno provocato migliaia di sfollati. Tra Botswana, Mozambico, Namibia, Zimbabwe, Zambia e Sud Africa le piogge hanno provocato più di 20mila ecoprofughi. Bilancio pessimo anche per il Brasile, con oltre 700 morti e 14mila persone in fuga. E il 2011 si è aperto nel peggiore dei modi: il terremoto in Giappone, lo tsunami e il pericolo nucleare dello scorso marzo sono eventi ancora troppo recenti per consentire delle stime, ma l’impatto previsto è di vaste proporzioni. Si conferma, dunque, il triste primato dei paesi del Sud del mondo, da cui proviene l’80% dei profughi ambientali. «A pagare è sempre chi sta peggio – ha commentato MAURIZIO GUBBIOTTI, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente -. Non si può pensare di intervenire solo a ridosso di eventi catastrofici: bisogna affrontare questa emergenza climatica e umanitaria, partendo da politiche di cooperazione internazionale». Il principale problema è, ancora una volta, il mancato riconoscimento dello status giuridico di profugo. Un problema che si fa ancora più urgente considerando che «quelle del rapporto sono stime, e stime per difetto – ha sottolineato Gubbiotti -, perché quando le situazioni precipitano, come traspare dall’analisi del 2010, i numeri esplodono». È la desertificazione il principale nemico, una delle più gravi emergenze ambientali, che minaccia circa un miliardo di persone in 110 Paesi: nei prossimi anni rischia di essere la causa di spostamento, secondo le Nazioni Unite, per 135 milioni di persone. Guardando agli scenari futuri, le previsioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dello Iom parlano di 200 se non 250 milioni di persone coinvolte entro il 2050: una persona ogni 45 nel mondo, per una media annuale di 6 milioni di donne e uomini in fuga. «Il cambiamento climatico sta avvenendo con una velocità e intensità maggiore di quanto inizialmente predetto - ha concluso il coordinatore di Legambiente -. Le sfide future, la politica di adattamento e quelle di mitigazione devono arrivare al centro dei dibattiti politici».
L’appello per una politica «che risolva i conflitti, che sia proattiva, preventiva, meno dell’appariscenza e più della concretezza, a tutti i livelli» è arrivato anche da PAOLO BECCEGATO, responsabile area internazionale di Caritas Italiana. «Il problema dei profughi ambientali – ha spiegato - è causato dal fenomeno dei cambiamenti climatici, ma anche da quello dei crescenti conflitti ambientali. In qualche modo, perciò, tutta la questione va ricondotta alla capacità di gestione e trasformazione non violenta dei conflitti». Di profughi e diritti mancati in Italia ha parlato ANTONIO RUSSO, responsabile area immigrazione ACLI, che considera il Paese «impreparato ad affrontare una non-emergenza». Negli ultimi otto mesi sono circa 38mila le persone arrivate in Italia, di cui 20mila sono “migranti economici” provenienti dalla Tunisia e gli altri titolari di diritto alla protezione sussidiaria. «Ricordo che un decreto flussi, che viene istituto annualmente, vale 150mila persone, perciò stiamo parlando di numeri esigui». Russo non nasconde la preoccupazione delle Acli per la gestione dell’accoglienza: «Nel corso degli anni il sistema Sprar ha funzionato abbastanza bene, ma ora l’impressione è che gli accordi Stato-regioni in merito alla distribuzione degli immigrati sul territorio non seguano le regole del Diritto. È certamente un bene che i migranti siano assegnati alla comunità, con il superamento della logica dei “grandi contenitori”. Va meno bene non avere regole chiare. Non vorremmo, inoltre, che andasse perso quel che di buono abbiamo fatto negli scorsi anni». Russo invita la politica a riflettere con tranquillità, per trovare soluzioni pratiche a problemi urgenti, e rilancia l’impegno delle Acli per l’introduzione del principio di ius soli, cioè l’attribuzione della cittadinanza a chi è nato in Italia, e non in base allo ius sanguini (per nascita, riconoscimento o adozione, da anche un solo genitore cittadino italiano).

Fonte Terra Futura

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