Una nuova economia per il caffè

Storia, informazioni su questa nuova economia basata sull’ equo solidarietà, un’ elenco di alcuni punti vendita ed un importante progetto studiato a Torino

Il caffè?, quante volte invitiamo i nostri amici , colleghi o conoscenti  a gustare questa saporita bevanda, è diventato ora mai un rito, una consuetudine a cui è difficile disdegnare.Il frate maronita Antonio Fausto Naironi nel 1671 nel suo “De saluberrima pozione” ce ne narra la storia come segue: “ Un pastore abissino di nome Kaldi stava pascolando il suo gregge intorno a Mokka, città yemenita, quando vide ballare come matte le sue capre che avevano brucato delle bacche rosse da un grosso cespuglio. Il pastore, sorpreso dallo strano effetto sortito, ne informò il priore del monastero di Cheodet, l’abate Yahia, a cui apparteneva il gregge. Il monaco, non dando credito al racconto del pastore, gettò nel fuoco le bacche malefiche.Inaspettatamente, da quelle bacche abbrustolite cominciò ad emanare un intenso e piacevole aroma che induceva ad indagare sul loro mistero. Nel tentativo di recuperarli, i chicchi anneriti vennero messi in acqua in infusione, e in questo modo si scoprì che se ne poteva ricavare una bevanda gradevole al gusto e che poteva essere somministrata ai dervisci del convento in modo che ne risultassero rinvigoriti e potessero pregare tutta la notte senza addormentarsi. La bevanda ottenuta fu denominata, in arabo, “kah wah” o “Cahuè”, cioè forza e, nella versione turca, “kahwè”, che significa lo stimolante, l’eccitante.”Oggi sul mercato sono presenti diversi rivenditori  che credono nel commercio del caffè fatto in modo equo e solidale, acquistano prodotti da organizzazioni italiane di importazione di commercio equo e solidale e li distribuiscono attraverso una propria rete di botteghe ricoprendo in genere un territorio non molto vasto, importano direttamente dai produttori del sud del mondo, avviano nuove relazioni e progetti con produttori in loco, cercano di proporre il prodotto a realtà diverse (associazioni, gruppi di acquisto, altre realtà commerciali, ecc.) attraverso l’attività del proprio magazzino. A tal proposito vorrei segnalare come esempio il progetto realizzato all’interno del carcere  di Torino, di seguito riporto un’articolo  del 16 giugno 2005 preso dal sito www.equo.it:“Arriva il caffè equo, che oltre ad essere solidale con il sud del mondo, offre concrete possibilità di inserimento lavorativo ai carcerati: questo grazie al progetto della cooperativa sociale "Pausa Cafè" che importa una pregiata produzione di arabica, presidio internazionale Slow Food e che ha creato una torrefazione nella Casa Circondariale di Torino. Il caffè proviene da una ristretta area geografica del Guatemala, ai confini con il Messico: la Huehuetenango, la più alta catena montuosa non vulcanica del Centro America, considerata come una delle aree più vocate a questa produzione, il cru della terra dei Maya. Slow Food ne ha fatto un presidio, e ha inserito la produzione nel circuito del commercio equo e solidale certificato Fairtrade TransFair; segue i produttori dal punto di vista tecnico, li aiuta a collocare il prodotto sul mercato, promuove e valorizza sapori e territori. Il progetto si è poi ampliato ed oggi il caffè viene torrefatto artigianalmente nel carcere "Lorusso e Cotugno" di Torino, con una tostatura lenta e leggera, raffreddato ad aria e lasciato riposare per almeno 48 ore così da consentire il naturale processo di degassazione, prima di essere macinato. I consumatori possono quindi degustare un caffè 100 per cento arabica, straordinario per la qualità in tazza, ma unico anche per le modalità di produzione. Per la prima volta infatti ai produttori non solo è riconosciuto un prezzo equo, ma è garantita la possibilità di partecipare al 50 per cento degli utili generati dall'intero processo di trasformazione e commercializzazione, dal quale sono normalmente esclusi. Un'innovativa forma di alleanza tra i diversi protagonisti della filiera con cui si fornisce una risposta alla grave crisi internazionale dei prezzi del caffè, che colpisce proprio i piccoli produttori. Al valore della solidarietà verso i cafetaleros del Guatemala, si somma l'impegno per l'integrazione sociale delle persone svantaggiate: la torrefazione infatti, che coinvolge direttamente i carcerati, fornisce loro una concreta opportunità di inserimento lavorativo, a contatto con un team di esperti torrefatori. Il caffè "al profumo di solidarietà" è in distribuzione con la confezione ideata e disegnata dagli studenti dell'Istituto Bodoni di Torino e scelta dagli stessi consumatori, in base ad un progetto promosso da Novacoop.


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