Il pollo a tavola? Ecco le indicazioni per l’uso

Il pollo è uno degli alimenti più consumati: è buono, costa poco, ed essendo carne bianca fa meno male alla salute rispetto ad altri tipi di carne. La Food Standards Agency britannica però, durante la recente Food Safety Week 2014, ha parlato dei rischi che si possono incontrare proprio durante la preparazione e la cottura del pollo.

Incipit della manifestazione è stato lo slogan “Don’t wash raw chicken” (Non lavare il pollo crudo). Partendo da questo assunto ha elencato una serie di pratiche da non fare quando si entra in contatto con il pollo.
Tra le azioni bandite, la prima menzionata è il lavaggio. Pensare che il risciacquo possa essere la maniera più funzionale per rimanere immuni da attacchi batterici è una leggenda metropolitana. La diffusione di batteri come il Campylobacter avviene proprio attraverso il risciacquo della carne.
Questa attività, in genere, comporta degli schizzi d’acqua capaci di viaggiare a circa 50 centimetri in direzione parallela rispetto al piano del lavandino e fino a 60-70 centimetri in direzione perpendicolare, con la conseguenza, inevitabile, ditrasferire i batteri su stoviglie, alimenti e altri utensili circostanti. La cross-contaminazione (contaminazione incrociata) di organismi microscopici, a volte, può essere fatale per la salute. Le intossicazioni alimentari da campylobacter, in alcuni paesi europei più frequenti di quelle di Escherichia coli, listeria e salmonella, causano sintomi come: dolori addominali, dissenteria, febbre e talvolta vomito, per giorni interi.
Gli esperti riferiscono che, nei casi più gravi, la contaminazione, può determinare sintomi come la sindrome di Guillain-Barré: una condizione del sistema nervoso che può essere letale.
La campylobatteriosi rappresenta una patologia tutt’altro che marginale, con una diffusione del tutto paragonabile, quando non superiore, a quella della salmonellosi.
Il report annuale del 2012 sulle zoonosi, “Trends and Sources of Zoonoses, Zoonotic Agents and Food-borne Outbreaks in 2012”, pubblicato nel febbraio 2014 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) in collaborazione con il Centro europeo per il controllo malattie (ECDC), sottolinea come la campilobatteriosi nel vecchio continente tra le zoonosi è la più notificata con circa 214mila casi, mentre la salmonellosi, la cui notifica è in diminuzione, conta circa 91mila casi.
Ma come evitare questi incidenti?
Sicuramente isolando il pollo dagli altri alimenti. La prima regola da seguire è di coprire e conservare la carne in maniera tale che i liquidi del pollo non entrino in contatto con altri alimenti. Meglio se conservata nella parte posteriore del frigorifero (a 5 gradi centigradi o meno).
La seconda indicazione, usata come slogan della campagna e quindi fondamentale anche per preservare l’ambiente circostante da eventuali contaminazioni, è di non lavare la carne e di cucinarla bene. La cottura completa, fatta ad alte temperature, è l’unica “arma a disposizione” per eliminare ogni batterio presente.
Un’altra attività da non sottovalutare, riguarda la pulizia accurata delle superfici e degli utensili da cucina con cui la carne di pollo è stata in contatto. Naturalmente lavarsi le mani ogni qualvolta in cui si tocca il pollo è un altro corollario da seguire.
Infine, per scongiurare del tutto il contagio di batteri, è consigliabile rendere sottili le fette di carne. Le carni spesse difficilmente riescono a cuocersi bene e a depositare i liquidi interni.

Fonte: tuttogreen.it; quotidianosanita.it; greenstyle.it;


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