Industria tessile e moda sostenibile

Si parla ormai da molti anni della salvaguardia del Pianeta e della tutela delle persone, ma oggi più che mai, è doveroso applicare questi concetti anche alla moda, seconda industria più inquinante al mondo. L’economia circolare è non solo un atto di responsabilità ma anche una necessità, sempre che si voglia ridurre l’impatto ambientale delle tante industrie mondiali.

Risulta chiaro come la risposta più importante debba arrivare proprio dall’industria tessile e dell’abbigliamento. Infatti molte aziende, start-up, ricercatori universitari, stanno cercando di sostituire i tessuti tradizionali con materiali di scarto provenienti dagli alimenti, dalle piante o dalle bevande, ma ancora oggi risulta essere davvero molto poco.
Molte associazioni ambientaliste – ad esempio Greenpeace – si stanno dimostrando molto utili per sensibilizzare le tradizionali industrie della moda, per una creazione sostenibile dei capi di abbigliamento cercando di ridurre l’impatto ambientale. Studi scientifici hanno dimostrato che svariate industrie tessili utilizzano sostanze non biodegradabili, per citarne qualcuna: solventi clorurati, paraffine clorurate, clorobenzeni ecc.., che con il lavaggio degli abiti, vanno ad accumularsi nelle acqua reflue provocando un danno ambientale notevole.
I cambiamenti dovrebbero anche essere applicati da chi acquista i capi di abbigliamento. Infatti, utilizzare abbigliamento ecosostenibile significa vestirsi utilizzando tessuti esclusivamente realizzati con fibre naturali, preferibilmente biologiche, che ci proteggono dalle dermatiti da contatto e patologie della pelle. Ad esempio, il sintetico limita la naturale traspirabilità della pelle e favorisce il dannoso ristagno  di umidità, oltre ad essere infiammabile e ad accumulare energia elettrostatica. Non meno importante è l’impatto negativo che esso ha sull’ecosistema: il difficile smaltimento di questi tessuti, dovuto al processo di eccessiva frammentazione, che ne ostacola il filtraggio da parte dei depuratori, costituisce un serio problema per l’inquinamento di mari e fiumi.
Greenpeace propone le sue soluzioni e sono tutte ragionevoli. Per quanto riguarda la prima, veniamo chiamati direttamente in causa noi consumatori: dovremmo sottrarci tutti alla cultura dell’usa e getta. In seconda istanza la moda dovrebbe rallentare, essere più responsabile, evitando di proporre continuamente nuove tendenze e stili. Secondo la stessa Organizzazione, la moda dovrebbe farsi promotrice di servizi che consentano di riparare abiti in buono stato nei vari punti vendita e puntare di più sulle fibre naturali.

Così nel nostro piccolo ci sentiamo di sostenere e promuovere un progetto come Laborabilia della cooperativa sociale ETA BETA di Torino (link esterno a www.etabeta.it), le cui collezioni raccolgono molteplici prodotti, tutti rigorosamente creati e realizzati dal recupero e riuso di stoffe e indumenti, frutto dell’impegno sociale dell’atelier #diversamentefashion.

A.I.

Fonte: Greenpeace

<p>Oltre a informazioni su <em><strong>#diversamentefashion, eta beta</strong></em>, su Effetto Terra puoi trovare informazioni su laborabilia, moda sostenibile e iscriverti a <a href="/archivio-newsletter">newsletter</a>, <a href="/directory">segnalare siti</a> e partecipare a <a href="/forum">forum</a>, nonchè visitare i <a href="/siti_consigliati.html">siti consigliati</a>, che trattano queste tematiche.</p>"

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