Caraffe Filtranti: i primi indagati

Da qualche mese è stata aperta dalla magistratura di una decina di procure Italiane, tra le quali Torino, Sassari, Terni, e Roma, un’indagine sulle caraffe filtranti per l’acqua. Dopo la denuncia di Mineracqua,  la federazione italiana delle industrie di acqua minerale, avvenuta in seguito ad un analisi commissionata a La Sapienza di Roma,le procure hanno dato il via all’inchiesta  ipotizzando i reati di commercio di sostanze alimentari nocive per la salute pubblica e frode in commercio.
“La caraffa filtrante rappresenta la scelta ottimale per l'ambiente perché consente di sfruttare l'acqua “a Km zero”: elimina alla fonte i rifiuti che deriverebbero dall’acquisto di bottiglie e risparmia l’energia necessaria nelle fasi di produzione e imbottigliamento.”
 “La caraffa filtra l’acqua del rubinetto, grazie ad una cartuccia filtrante, addolcendone il sapore ed eliminando eventuali residui di calcare e cloro.”
Sono alcune delle note in apertura alle pubblicità delle caraffe filtranti, tra gli oggetti più cool degli ultimi tempi. Sempre più diffuse in Italia e commercializzate da marchi prestigiosi, da alcuni mesi sono oggetto di indagine da parte di alcune procure italiane, su segnalazione dell’associazione dei produttori di acque in bottiglia. In seguito ad una ricerca commissionata da La Sapienza di Roma e poi passata ai Nas dei carabinieri, le procure hanno aperto un fascicolo sostenendo che l’acqua filtrata diventerebbe"non più potabile" e "depauperata di elementi nutritivi", e la contaminerebbero sia con corpi estranei sia alzando il rischio di cariche batteriche, come ha dichiarato il Pm Torinese Raffaele Guariniello.
Ma è la procura di Roma oggi ad avere inserito nel registro degli indagati alcuni produttori e aziende di distribuzione delle caraffe, non rendendo ancora nota la perizia dei Nas.
Le tre marche, la tedesca “Brita”, leader del settore, quella “Auchan” prodotta da “Laica”, e quella della “Coop”, marchiata “Viviverde”, di cui la stessa Brita è in realtà fornitore. Le caraffe sono di plastica, hanno un piccolo computer timer che indica le settimane di utilizzo del filtro che funziona a carboni vegetali attivi (fatti con noci di cocco sminuzzate, trattate con argento, e con resine sintetiche) e ha una durata di un mese circa.
Brita, che da 45 anni produce solo caraffe filtranti (e ne ha vendute 300 milioni nel mondo di cui un milione e mezzo in Italia a partire dal 2007), controbatte a ogni accusa: "Abbiamo le certificazioni di due ministeri della salute (tedesco e austriaco) e i filtri sono garantiti dagli enti certificatori Tuv e Tifq.
Sembra di trovarci in una ennesima “guerra per l’acqua” tra aziende, ma a questo punto, vista la diffusione delle caraffe e il fatto stesso che rappresentino una valida alternativa all’acqua in bottiglia è necessario fare chiarezza perché in ballo c’è la salute di milioni di italiani.

Fonte: Repubblica Torino, Corriere.it

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