Cronache da Durban: difficile l'accordo

A due giorni dalla chiusura del vertice ONU SUL CLIMA (cop 17) la ricerca di un accordo vincolante, per porre un freno ai mutamenti climatici, sembra sempre più difficile, nonostante la scadenza nel 2012 del Protocollo di Kyoto.
 
Con l'arrivo ieri dei ministri dei 190 paesi partecipanti, per l'Italia il responsabile dell'Ambiente Corrado Clini, il summit non pare riservare novità in merito alle difficoltà di raggiungere e siglare un mandato per un nuovo trattato condiviso. Nonostante durante la cerimonia di apertura il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, abbia sottolineato come sia "in gioco il futuro'' e che se Kyoto "da solo non possa rappresentarlo è pero una base indispensabile su cui costruirlo".
Ma è stato l'intervento di Tosi Mpanu-Mpanu, caponegoziatore del Gruppo Africano, quello che ha maggiormente sottolineato l'urgenza e la necessità di un nuovo accordo globale vincolante sulla riduzione dei gas serra, soprattutto per il continente africano, il più povero del pianeta, evitando che continuino a devastarlo alluvionii, siccità e carestie sempre più devastanti. "Durban non deve essere il cimitero del Protocollo di Kyoto ... Il processo multilaterale è di primaria importanza. E 'l'unico processo che può soddisfare tutte le nostre esigenze. In caso contrario, questa sarà un'era di scelte accurate da dover effettuare".
Al momento le posizioni rimangono distanti, da una parte Cina, Stati Uniti e India, i tre maggiori produttori di CO2, che si rifiutano di firmare impegni, insieme ai giganti emergenti, come il Brasile, dall'altra il gli stati africani che senza impegni precisi continueranno a pagare le conseguenze delle emissioni delle quali il mondo sviluppato è in gran parte responsabile.
Anche se nella prima settimana del vertice il vice ministro dello sviluppo economico cinese Xie Zhenhua, aveva annunciato che la Cina potrebbe essere disponibile a considerare impegni legalmente vincolanti se l’Unione Europea e altri facessero altrettanto, oltre a finanziare a breve termine i Paesi in Via di Sviluppo. Proprio l'UE difende l'idea di un post-Kyoto, avendo già predisposto il pacchetto 20-20-20 (efficienza energetica, taglio delle emissioni e rinnovabili tutti del 20% al 2020).
"Un miliardo di africani soffrono il fenomeno del cambiamento climatico, alla quale non hanno contribuito" le parole di Mpanu-Mpanu, a sottolineare anche come spesso pure sotto la stipula di accordi vincolanti, questi non vengano rispettati. "Sfortunatamente, la gente disonora gli accordi che ha fatto. Sono come quelli che vanno al mercato internazionale del bestiame ed emettere le cambiali che non pagano. Dovremmo imporre anche a loro un rating negativo", il riferimento è a Canada, Russia e Giappone, che nei primi giorni della conferenza, hanno minacciato la propria intenzione di non firmare alcun impegno per  l’implementazione della seconda fase del protocollo di Kyoto.
 
Approfondimenti

Fonte: ANSA, Reuters Africa
 
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