Una piccola comunità rurale, di 2000 abitanti, nel sudest del Giappone è riuscita a eliminare cassonetti da strade e cortili. Kamikatzu dal 2003, continua a portare avanti un ambizioso programma che si basa sul compostaggio dei rifiuti di natura alimentare e sulla raccolta differenziata di 34 tipologie di rifiuti, riuscendo a coinvolgere l’intera cittadinanza.
Un servizio della BBC News ha portato all’attenzione mediatica internazionale la cittadina di Kamikatzu, grazie ad uno specifico programma per il riciclaggio e l’eliminazione dell’immondizia, che se lo si traduce letteralmente dall’inglese, suona come “rifiuti zero”. La comunità nipponica non è la sola che persegue questo auspicabile traguardo e certamente le dimensioni dell’agglomerato urbano ed il numero contenuto di abitanti aiutano a raggiungere cifre ragguardevoli, se paragonate a metropoli del calibro di San Francisco o Buenos Aires. Altri esempi di città i cui enti pubblici perseguono sempre maggiormente politiche di eliminazione della spazzatura dai propri confini. La filosofia/strategia “zero waste”, nasce per promuovere un atteggiamento alternativo all’eliminazione dei rifiuti effettuata tramite discarica e incenerimento, sviluppando azioni in grado di far aumentare la consapevolezza dei benefici sociali ed economici, che si possono ottenere iniziando a considerare i rifiuti come risorsa, a partire dal riuso.
A Kamikatzu la presa di coscienza e la decisione di sviluppare un sistema analogo, hanno una data ben precisa, il 19 settembre 2003. Giorno in cui la popolazione e l’amministrazione adottarono la "Dichiarazione dei rifiuti zero". Una risoluzione che si pone l’obbiettivo di bandire la dipendenza del villaggio, per il trattamento dei rifiuti, dall’inceneritore e dalla discarica locali. Dichiarazione che rivendica inoltre per Kamikatsu il titolo di prima comunità a rifiuti zero dell’intero Giappone, entro il 2020, riconoscendo che l'incenerimento e la diversificazione di rifiuti in discarica creano pericoli per la salute, distruggono le risorse naturali, danneggiano l'ambiente e diventano un onere per il sistema finanziario della comunità. Non per nulla tale regime venne adottato, a seguito di uno studio da cui risultava evidente come i costi di funzionamento e gestione degli impianti di incenerimento e gassificazione, fossero maggiori rispetto al riciclaggio. "Noi non eravamo più in grado di bruciare i nostri rifiuti, così abbiamo pensato che la migliore politica da perseguire, fosse quella di cercare di produrne il meno possibile da avviare all’inceneritore", spiega Sonoe Fujii della Zero Waste Academy, un'organizzazione senza scopo di lucro che sovrintende il progetto. Un cambiamento nella politiche di gestione dei rifiuti, che ha permesso di aumentare il tasso di riciclaggio vertiginosamente, dal 55% di dieci anni fa all’attuale 80%. Il piano prevede la riutilizzazione in concime di tutti gli scarti organici e la raccolta e suddivisione del resto dei rifiuti in 34 tipologie. Un metodo che ha permesso di eliminare (compresi i costi) il servizio di raccolta porta a porta. Cinque anni dopo l'inizio dell’iniziativa il 98% della popolazione utilizza sistemi di compostaggio, che grazie a sovvenzioni pubbliche costano 3.000 yen (circa 20 €) ciascuno. Nei centri “immondizia zero” della città, gli abitanti hanno a disposizione contenitori in cui collocare la propria immondizia. Esistono contenitori per rasoi, penne, coperchi – in plastica e in metallo -, tappi, utensili, accendini, carta e oggetti metallici, bottiglie di plastica - per succhi e per acqua. La gente, riporta nel servizio la BBC, ha anche imparato a ricucinare gli avanzi alimentari per evitare di trattare i rifiuti. Alcuni negozianti infine, si sono resi disponibili a raccogliere i rifiuti e trasportarli ai centri, offrendo in cambio l’equivalente di un “gratta e vinci”. Tra i possibili premi sono previsti anche buoni da utilizzare per l'acquisto di generi alimentari. Negli stessi centri ciò che rimane in buona condizione per essere riutilizzato finisce nel negozio di riciclaggio, dove i residenti, gratuitamente, possono depositare ciò che reputano non più necessario o al contrario prelevare ciò che è ritenuto utile, dall’abbigliamento alle stoviglie.
Non manca il fronte dei contrari in quanto per alcuni elementi, l'unica opzione resta l'incenerimento (scarpe e tappeti), o la discarica (vetro, ceramica e lampadine). Inoltre per costoro l’utilizzo dell'energia elettrica necessaria al funzionamento dei sistemi di compostaggio e l’uso dell’automobile per raggiungere i centri di smaltimento, provoca emissioni di CO2 nell'atmosfera. Nulla vieta però di seguire con interesse l’evolversi di un fenomeno che vede la sua genesi nella volontà di una comunità di essere in grado di trasmettere alle generazioni future, terra e aria pulite, acque incontaminate e un sano ambiente naturale.
Approfondimenti
- news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/7502071.stm [con il video della BBC – eng.]
- www.zwia.org/ [eng]
Fonte: Il Venerdi di Repubblica, BBC News, The Guardian, Greenpeace Japan, Zero Waste International Alliance




