Dove e come fare la spesa se si ha a cuore l’ambiente. Gli OGM come soluzione alla crisi alimentare mondiale e la messa al bando delle lampadine incandescenti, dagli scaffali dei “grandi magazzini”, sono alcune delle ultime denuncie documentate e intraprese dall’associazione indipendente, in merito alla salvaguardia dell’ambiente.
Greenpeace ha appena presentato una classifica dei più grandi gruppi di distribuzione presenti in Italia, che hanno aderito alla campagna lanciata nell’ottobre 2007 “Al Bando le Incandescenti”, che aveva lo scopo di sensibilizzare ipermercati e centri commerciali a rimuovere dai propri scaffali le lampadine a incandescenza, prodotti obsoleti e nemici del clima, a favore di nuove lampade ad alta efficienza. Un’azione che ha fatto sì che il Governo “proibisca” le lampadine a incandescenza dal primo gennaio 2011. Il rapporto consultabile sul sito della stessa associazione, evidenzia come su 10 gruppi presi in esame, solo il 30% (quindi 3) appaiano virtuosi. Nella classifica di Greenpeace i rivenditori sono stati classificati in base alla data entro cui si impegnano a eliminare tutte le lampadine incandescenti dai propri scaffali, anticipando il bando del Governo. La menzione più alta spetta a LEROY MERLIN, che non solo rimuoverà tutte le lampadine incandescenti entro il 30 giugno 2009, ma si impegna anche a rimuovere le incandescenti a marchio, già dal secondo semestre 2008. I gradini nobili del podio vanno invece a COOP e IKEA, la prima si impegna a eliminare tutte le lampade incandescenti entro il 2009. Decisione importante essendo la COOP, in Italia, uno tra i maggiori venditori di incandescenti e questa decisione potrebbe permette di modificare seriamente il mercato delle lampadine. La compagnia svedese invece rimuoverà tutte le lampadine incandescenti dal primo semestre 2010, impegnandosi inoltre a introdurre e sviluppare nuova tecnologia led. Tra i non pervenuti: AUCHAN, che rimuoverà solo le incandescenti sino a 100 watt entro fine 2009, sempre meglio che l’impegno non formalizzato da parte di CASTORAMA, o il silenzio profuso da CARREFOUR, CONAD, DESPAR, FINIPER e ESSELUNGA.
Oltre a essere basilare dove fare la spesa, per contribuire nel nostro piccolo a salvaguardare il pianeta e la nostra salute, è altrettanto importante sapere cosa comprare.
Proprio in merito a questo, un documento del giugno 2008, sempre di Greenpeace, pone l’accento sulle bugie dell’industria OGM. Da tempo l'industria biotecnologica prova a sfruttare la crisi alimentare e la fame nel mondo per imporre come soluzione gli OGM, ma l'ingegneria genetica non aiuterà a contenere l'aumento dei prezzi alimentari o a risolvere il problema della povertà, un dato di fatto, che è riconosciuto da oltre quattrocento tra i più importanti agronomi dell'International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (IAASTD). Il bio-tech non è la soluzione ma parte del problema. Gli OGM non producono più delle colture convenzionali e non danno garanzie di salubrità a lungo termine, minacciando la biodiversità del pianeta con il rischio delle contaminazioni. Il rapporto scritto da quattrocento scienziati dell'IAASTD, da cui Greenpeace trae le conclusioni, e appoggiato da oltre 60 paesi, illustra la necessità di abbandonare l'attuale agricoltura di tipo industriale, distruttiva e dipendente dalla chimica, per adottare metodi agricoli a beneficio delle comunità locali. Diventa così altrettanto importante saper leggere le etichette.
Approfondimenti
- Scelte illuminate: http://www.greenpeace.it/incandescenti/documenti/scelte_illuminate.pdf
Fonte: www.greenpeace.it
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