Le proprietà e le leggende del basilico

Il basilico è una delle piante aromatiche più diffuse negli orti italiani è ed utilizzata in cucina per la realizzazione di svariati condimenti. Ma" l'Ocimum basilicum", in latino, o "herbe royale" in francese ha una storia affascinante che va ben oltre il vaso in cui cresce il più delle volte

Il basilico è una pianta erbacea annuale con foglie ovali lanceolate di 2-5 centimetri di lunghezza. Il colore delle foglie varia dal verde pallido al verde intenso, oppure è viola o porpora in alcune varietà. Per crescere necessita di un clima caldo e soleggiato, mediterraneo o tropicale. Si può coltivare anche in paesi temperati, sia in vaso che in piena terra. Necessita di almeno cinque ore d'insolazione quotidiana; luglio-agosto è il periodo migliore per la raccolta delle sue foglie. E' utilizzato in cucina il più delle volte come unico ingrediente aromatico perché difficile da abbinare alle altre erbe aromatiche. Nel sugo di pomodoro fresco, così come nel pesto, di cui vanta il Dop (denominazione di origine protetta), la sua presenza è fondamentale. E' utilizzato anche nel campo della salute, infatti le foglie e le sommità fiorite vengono utilizzate per preparare degli infusi che hanno azione sedativa, antispastica delle vie digerenti, stomachica e diuretica, antimicrobica. Utilizzato contro l'indigestione e come vermifugo.

Le sue origini
A creare un alone di legenda intorno al basilico ci pensa la sua origine, benché vi siano molte opinioni, la vera origine del basilico è sconosciuta
L'autrice del libro "Il libro del basilico. Tutti gli Ocimum del mondo", tra le varie ipotesi plausibili nomina l'Asia tropicale, l'India, l'antica Persia, ma anche l'Africa tropicale: numerose cronache di "viaggiatori-esploratori" dell'800 elencarono molte specie di Ocimum reperite lì come se fossero nel loro habitat naturale. Tanta incertezza, dunque, poiché il basilico, che è stata considerata da sempre una pianta essenzialmente medicinale, ha spesso viaggiato insieme all'uomo in tutte le sue migrazioni. Nonostante le tante specie esistenti in ogni parte del mondo, infatti, nella storia non è quasi mai noto come alimento. Si sa che nel 1060 d.C in Cina era nominato in un libro di piante medicinali, ma ancor prima, nell'antico Egitto, il medico Serapione ne descriveva le qualità mediche così com'erano già note ai popoli Arabi. Anche i crociati dovevano conoscerne le qualità terapeutiche se di ritorno dalla terra santa ne riempivano le navi per scacciare gli insetti, le infezioni e i cattivi odori della putrefazione.

Credenze e superstizioni
Ma il basilico si contraddistingue anche, e forse soprattutto, per le curiose credenze che lo trovano da sempre protagonista.Fra le tante forse non tutti sanno che sia Greci che Romani erano convintissimi che per far crescere una sana piantina di basilico fosse necessario seminarla accompagnando l'operazione con insulti e maledizioni, mentre nel Medioevo per poterlo raccogliere si doveva prima purificare la mano destra lavandola a tre fonti diverse per tre volte, e poi adoperare un ramo di quercia. Il tutto indossando rigorosamente candidi abiti di lino. In alcuni miniature dei manoscritti dell'epoca il basilico è rappresentato come il simbolo dell'odio.
Con il passare del tempo i pareri sull'efficacia terapeutica del basilico si sono fatti sempre più discordanti. Per lungo tempo si era creduto che fosse altamente curativo nei casi di pazzia e demenza; altri, come Avicenna da Dioscoride, sostenevano invece che il suo uso provocasse sangue torbido e malinconico. Ma le superstizioni non furono un'esclusiva dell'antichità: nel 1800 alcuni inglesi residenti in India avevano preso l'abitudine di girare con una collana realizzata con legno di basilico: infatti credevano che neutralizzasse gli impulsi elettrici e quindi che...tenesse lontani i fulmini, come sosteneva la religione Indù. Nello stesso periodo, ma solo durante le eclissi, il basilico veniva anche mangiato e messo nelle riserve d'acqua per prevenire le contaminazioni.

Fonte: Il libro del basilico. Tutti gli Ocimum del mondo" di Sandra Berriolo, Edizioni del Delfino Moro

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