Mangiare petrolio?

L'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli dall'inizio dell'anno ha avuto un andamento perennemente al rialzo con picchi seriamente preoccupanti. Perché tutto ciò? In molti si sono affannati a indicare nei biocarburanti la causa del problema, ma ne siamo proprio convinti?

Nell'ultimo anno  il riso è aumentato del 172%,il grano del 113%, l'olio di palma del 92%, la soia del 77% e il mais del 63% (dati FAO, International commodity prices), superando di gran lunga il trend degli ultimi dieci anni. Molte sono state risposte alla domanda sul perché avviene ciò e da cosa è veramente dipendente il prezzo dei prodotti. Due sono sempre state le risposte più frequenti a individuare le cause di questo "picco": la produzione di biofuel, e l'arretratezza dell'agricoltura. , Chiaramente dietro a queste due risposte si celano delle ambiguità che sono facilmente svelabili: la produzione di biocombustibili ha inciso per il 5 percento e sicuramente fino a quando in futuro non si sostituirà il ruolo dei cereali con le alghe questo è negativo, perché è innaccetabile pensare di utilizzare acqua e cereali per produrre carburante, ma che dire del 36 percento che viene utilizzato per nutrire gli animali da allevamento?

E' chiaro quindi che dietro a certe campagne di opinione si celano gli interessi di chi propone alternative "di parte", come ad esempio i costruttori di auto e i teorici degli alimenti ogm e degli allevamenti intensivi, che sono sempre tra i primi a sostenere che il problema dell'agricoltura è la sua arretratezza, e che questa causa incide in maniera primaria sui costi. La realtà, dati alla mano, è un'altra e dimostra come il petrolio sia la vera causa dell'aumento dei prezzi dei cereali, perché l'agricoltura in un modo o nell'altro è "fossilizzata": ogni occidentale consuma giornalmente quasi 7.000 kcal di petrolio per l'agricoltura e l'allevamento. A questa bolletta energetica dobbiamo aggiungere altre 20.000 kcal se vogliamo aggiungere i costi energetici per far arrivare la carne e i prodotti agricoli sulla nostra tavola, utilizzando circa un terzo del petrolio che consumiamo per mangiare.Il legame tra petrolio e i principali prodotti agricoli è ancora più evidente se si confronta l'andamento dei prezzi relativi. L'indice di correlazione tra due prezzi è pari a 1 quando alla variazione di un prezzo corrisponde una pari variazione dell'altro prezzo. E tale indice ha raggiunto un valore di 0,83 per la palma da olio, 0,89 per il riso, 0,92 per il mais e addirittura 0,95 per la soia. Una correlazione che è confermata dal grafico qui sotto.

Riso, mais, grano, palma da olio e soia rappresentano oltre il 50% della produzione agricola mondiale (dati FAOSTAT 2007) ed hanno registrato aumenti compresi tra il 50% e il 200% in soli dodici mesi. Il riso, l'alimento maggiormente destinato al consumo umano, ha subito i maggiori aumenti, superando all'inizio dell'estate il triplo del prezzo del 2007.
Tornando al discorso dell'agricoltura moderna, bisogna sapere che l'allevamento intensivo del bestiame usa solo in minima parte il foraggio dei pascoli, mentre consuma una grande quantità di vegetali adatti al consumo umano: ben 4500 kcal al giorno per ogni abitante del mondo ricco. Questi vegetali potrebbero nutrire suppergiù altri 2,5 miliardi di esseri umani, e la scheda qui sotto rende bene l'idea.

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L'evidenza dei dati e del grafici qui citati chiariscono forse un po' di più i dubbi in merito all'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e svelano chiaramente quale sia il rapporto tra l'agricoltura, l'alimentazione e il petrolio. Le ricette sono sempre le solite del resto, consumare meno, consumare bene, e non da ultimo alimentare le filiere corte. A tutto ciò si deve aggiungere un lavoro per slegare la produzione agricola dal petrolio, scegliendo già ora la coltivazione biologica, come  nuova tecnologia energetica, che è quasi fossil-free, per rescindere il rapporto troppo diretto con il petrolio.

Fonte: Aspo Italia, Ecoalfabeta, Fao, Repubblica

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