A Pasqua alimenta la pace

Lontano dalle patinate riviste, o dalle trasmissioni televisive, c’è tutto un altro Mali. Non solo Dogon e Timbuctù, ma una crisi alimentare ed un’emergenza profughi che stanno progressivamente segnando la popolazione. Uomini, donne e bambini che solo grazie agli aiuti possono continuare a sperare in un futuro dove povertà, fame e malattie diventino un ricordo per le generazioni future.
 
In Mali la guerra a seguito del colpo di stato del marzo 2012 è finita, ma la pace e la prosperità sono ancora lontane. Secondo l'UNHCR, le persone sfollate nel paese sarebbero almeno 203.845.
Un’impressionante moltitudine, che si stipa in campi profughi fatti di tende e precarietà occupando le terre di altri maliani, pastori da secoli, che vivono di allevamento e di padre in figlio si tramandano questo mestiere. Alla crescente pressione demografica, all’avanzata della desertificazione, alla diminuzione delle fonti d’acqua di superficie, agli shock dei cambiamenti climatici, alla legislazione frammentata, a tutte queste condizioni già precarie si aggiunge altra povertà, quella degli sfollati dalla guerra.
Solo nella regione di Mopti, nel centro del paese, tra Burkina Faso e Mauritania, una delle più povere dell’intero Mali, sono 5418 le famiglie di profughi giunte dal sud, sovraccaricando ulteriormente il rischio malnutrizione degli abitanti. Una zona prevalentemente rurale, come gran parte del Mali, nelle quale l'allevamento rappresenta la sola "ricchezza" materiale per chi vive di allevamento, l’unica possibilità per sfamare la propria famiglia, data la scarsa presenza di risorse nel territorio. «Qui c’è tutto un altro modo di allevare e gestire il bestiame, in equilibrio con la natura e le risorse disponibili. In occidente interessa solo la produzione economica, gli animali sono visti come fabbriche di carne e latte che devono produrre sempre di più. Certo anche in Africa interessa la produzione, ma si tiene maggiormente in conto il rispetto dell’equilibrio naturale. E’ un modo di allevare che dipende dall’ambiente, più che dalle possibilità economiche dell’allevatore.» In queste parole di Anna, cooperante di CISV Torino, il significato dell’allevamento in Africa. CISV, con i suoi volontari, è una delle poche ONG rimaste sul terreno, sia durante che al termine della guerra, continundo a sostenere le comunità e gli allevatori con cui ha sempre lavorato, non lasciandoli soli. Progettando e realizzando numerose campagne per sostenerli. Piccoli gesti all’apparenza, ma dal grande impatto come ben esemplifica la continuazione della testimonianza di Anna, veterinaria che viaggia costantemente tra Senegal, Niger, Burkina Faso e Mali, incontrando gruppi di contadini e allevatori tra le mandrie nel deserto: «Nella maggior parte del territorio maliano, desertico o semidesertico, la popolazione trae dagli animali il proprio sostentamento. Il nostro obiettivo è garantire le condizioni per permettere ai pastori, locali e nomadi, di trovare pascoli e alimenti per il loro bestiame in ogni momento dell'anno, pozzi e laghi permanenti per far bere gli animali e vaccinazioni per prevenire le malattie, condizioni indispensabili per l’utilizzo delle scarse risorse disponibiili.»
L’ONG torinese è infatti dal 1990 fianco a fianco con gli allevatori, per sostenerli nella cura e nella gestione degli animali, mucche e capre soprattutto e con 20.000 pastori nomadi per il recupero di aree di pascolo, la costruzione di pozzi, la diffusione di farmacie veterinarie, la produzione di foraggio. Per far sì che il rischio di malattie contagiose (meningite, morbillo e colera), la malnutrizione che si propaga sempre più velocemente, siano debellate, rendendo le comunità della regione del Mopti, di Korarou, Gandamia, Debere, Dallah (nel Circondario del Douentza) più autonome, forti e capaci di scegliere la propria via di sviluppo.
Una lotta quotidiana per ridurre la povertà e garantire la sopravvivenza di famiglie di agricoltori e allevatori, che può essere vinta anche con il tuo aiuto!
Sostenendo uno dei due progetti di CISV Torino per il Mali o attraverso una donazione!
 
[etr]
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