Pesticidi nel piatto 2010, il rapporto annuale di Legambiente

Presentato il rapporto annuale che misura la presenza di pesticidi nei prodotti ortofrutticoli. Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di DDT in un campione di insalata analizzato in Friuli, scarso il numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute dai tecnici di Legambiente.

 
Con scadenza annuale, l’associazione ambientalista presenta il Dossier “Pesticidi nel piatto”, che misura la presenza di agenti chimici nella frutta e nella verdura che giunge sulle nostre tavole sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zoo profilattici. Se già l’anno scorso i dati non erano incoraggianti, quest’anno bisogna registrare fatti particolari e un incremento dei campioni contaminati, che sono passati dal 27,5% a 32,7%. La particolarità, terribilmente negativa è invece la ricomparsa del DDT ritrovato su un campione di lattuga prelevato in Friuli Venezia Giulia.  Coldiretti, qualche mese fa, al contrario, aveva emanato un comunicato in cui rassicurava i consumatori del fatto che l’ortofrutta italiano fosse sano al 99%.  Diminuiscono considerevolmente i campioni regolari analizzati che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli 8560 facendo registrare una perdita di regolarità per 204 prodotti.
“La normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR), ha rappresentato un importante passo in avanti – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. Il rapporto registra poi un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità. Nonostante ciò, però, risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi”.
Anche quest’anno, lo scarso numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute (466 campioni tra frutta e verdura) non permette una valutazione obiettiva del settore, mentre le prime (anche se ancora limitatissime) documentazioni inviateci dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), ci danno un piccolo saggio della situazione relativa agli alimenti di origine animale.
L’Emilia Romagna segnala un’irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB). L’Istituto del Lazio e della Toscana segnala invece l’irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco. In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili), mentre in Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.
Il dossier ha creato notevoli polemiche dopo la sua presentazione, soprattutto da parte di  Agrofarma Federchimica, l’associazione di categoria dell’industria agro farmaceutica, che attraverso un comunicato stampa sostiene che: “In relazione a quanto emerso dalla conferenza stampa di Legambiente, Agrofarma-Associazione nazionale imprese agrofarmaci, che fa parte di Federchimica, esprime la propria sorpresa nel constatare come Legambiente smentisca le valutazioni delle autorità competenti preposte al controllo. In Italia le produzioni agroalimentari sono estremamente controllate e le rigorose verifiche effettuate su migliaia di campioni forniscono un quadro del tutto rassicurante per il consumatore che smentisce i toni allarmistici diffusi da Legambiente”

 

 

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