Studio francese sulla tossicità degli Ogm

Una nuova ricerca sugli OGM, rinverdisce dubbi e polemiche sul loro utilizzo. Lo studio condotto da un’équipe francese ha studiato gli effetti sui ratti del mais ogm NK603. Puntuali sono arrivate le reazioni, le polemiche e le critiche dal mondo scientifico, dopo l’apparsa dei risultati su Food and Chemical Toxicology e sui quotidiani transalpini Nouvelle Observateur e Le Monde.
 
L’indagine è stata condotta da una squadra di ricercatori dell’Università di Caen guidati da Gilles-Eric Séralini, da anni in prima linea nella ricerca indipendente su ogm e pesticidi e convinto oppositore dell'utilizzo in agricoltura di piante geneticamente modificate. I risultati, pubblicati dapprima dalla rivista Food and Chemical Toxicology, sono contenuti nel libro di Séralini “Tous cobayes” (“Tutti cavie”), uscito in Francia alla fine di settembre. La ricerca proseguita per due anni (tempo di vita massimo dei topi), ha utilizzato un campione di200 ratti nutriti con mais ogm NK603 (prodotto dal gruppo Monsanto e resistente ad un particolare erbicida, il glifosato, comunemente noto con il nome di Roundup), tutti morti precocemente rispetto agli altri. In particolare nel tredicesimo mese hanno cominciato a manifestare delle gravissime patologie, come tumori delle ghiandole mammarie nelle femmine e malattie dei reni e del fegato nei maschi: è raddoppiata la mortalità o, addirittura, triplicata nelle femmine; i tumori sono risultati due o tre volte superiori in entrambi i sessi. Lo stesso Séralini ha dichiarato che è stata la prima volta che si è valutato l’impatto sulla salute per tempi lunghi rispetto alle ricerche fatte da industrie o governi. Infatti, aggiunge l’esperto, lo studio sul NK603 da parte della Monsanto si è protratto solo per tre mesi, tempo insufficiente per valutare l’impatto sulla salute.
 
I risultati dello studio – che mette in dubbio la validità delle ricerche condotte dagli scienziati prima di mettere in commercio un prodotto ogm e considerate valide dalla Comunità Europea – non poteva non avere ripercussioni nel mondo scientifico e nelle istituzioni europee. Il portavoce del Commissario Europeo alla salute, John Dalli, è stato uno dei primi a commentare. Sottolineando che era stata allertata l’Autorità di Sicurezza Alimentare Nazionale ed Europea (EFSA) a produrre un proprio parere, in seguito al quale l’UE avrebbe preso provvedimenti. La risposta dell’EFSA non si è fatta attendere dichiarando che lo studio dell’équipe francese non è attendibile. Gli scienziati hanno criticato il metodo di analisi statistica e di interpretazione dei risultati e la tipologia di ratti utilizzati (una razza soggetta allo sviluppo dei tumori); è stato contestato, inoltre, il metodo di divulgazione dei risultati che sono stati dati subito alla stampa prima che venissero guardati e analizzati da esperti esterni alla ricerca stessa.
 
C’è molta preoccupazione intorno alla questione degli Ogm, soprattutto perché la comunità scientifica - che attraverso le autorità preposte al controllo dovrebbe rassicurare i consumatori – è molto divisa al suo interno. Lo studio sul mais NK603 ha risollevato una questione che da tempo le associazioni ambientaliste denunciano: "La procedura di autorizzazione e valutazione sulla sicurezza degli OGM è del tutto inadeguata e […] l’effetto delle colture OGM sulla salute umana e animale rimane sconosciuto. Gli OGM non hanno nessun valore aggiunto né per i consumatori né per l'agricoltura. Rappresentano solo un rischio imprevedibile e perciò non dovrebbero arrivare in campo e nel nostro cibo". [Greenpeace.org, “Mais Ogm: perché rischiare?”]. Intanto per non correre rischi inutili, abbiamo due modi per evitare che sulla nostra tavola arrivino alimenti trattati con ogm: acquistare prodotti biologici, oppure comprare prodotti da quelle aziende che sono in grado di garantire un prodotto non modificato geneticamente, specificandolo in etichetta in modo volontario.
 
Fonte: Agricoltura Italiana Online, Repubblica, Greenpeace
 
 
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