Tra cozze e mozzarelle il pericolo è nel piatto

Le mozzarelle blu sono il simbolo di un tema come quello della sofisticazione alimentare che esplode nei momenti in cui le notizie, di sequestri e intossicazioni, trovano spazio nelle prime pagine di tg e quotidiani. Il mondo del cibo avariato e commercializzato è vasto, gestito dalla criminalità organizzata e da commercianti senza scrupoli.

Nell’ultima settimana a Torino sono stati più di 150 gli intossicati per aver aver mangiato le cozze acquistate in alcuni mercati, o consumate in ristoranti della città. Le autorità indagano, ma quasi certamente la contaminazione dei mitili nasce nella zona di Trieste, dove il 16 settembre l'Asl ha bloccato raccolta e commercializzazione di mitili per la presenza di una biotossina algale, la Dsp. Altri elementi conducono in provincia di Rovigo. Quest’ultimo caso che ha fatto molto scalpore si inserisce in quella scie di notizie che c’inquietano ogni volta.
Sfatando luoghi comuni come: “al discount ti avveleni”, è necessario fare molta attenzione a quello che si compra, leggendo bene le etichette, osservando le condizioni di conservazione, e cercando il più possibile di servirsi direttamente da chi produce.
Le sofisticazioni alimentari sono un fenomeno che nel 2009 ha portato al sequestro di 41 milioni di chili di merce per un valore di 145 milioni di euro. I controlli sono stati nel 2009 ben 700mila, grazie alle tempestive segnalazioni dei cittadini. “Italia a tavola”, il VII Rapporto sulla sicurezza alimentare di Legambiente e dal Movimento Difesa del cittadino (Mdc), ha analizzato i dati dei sequestri e tra i casi più eclatanti di frodi e irregolarità pericolose per la salute ne spiccano alcuni come l’operazione “Somatos” portata a termine dai Nas dopo tre anni di attività investigativa: 22 ordinanze di custodia cautelare, di cui 5 in carcere e 17 agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed all’impiego di sostanze vietate in zootecnia (ormoni).
Se ne evince che il businnes delle frodi e delle sofisticazioni alimentari siamo longevo e coinvolge non solo la criminalità organizzata, ma anche la cosidetta “industria della contraffazione”, molto più sviluppata di quanto si pensa.
Una delle domande ricorrenti che ci facciamo quando sentiamo le notizie di sequestri da parte dei Nas ad esempio è perché non vengano mai dette le marche dei prodotti in oggetto. Non è semplice rispondere, se non pensando che questo sia il modo di non danneggiare marchi inconsapevoli, però il sentir comune dice che sarebbe cosa gradita. In ogni caso l'art. 8, comma 4, della legge 7 agosto 1986, n. 462, recante «Misure urgenti in materia di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari», prevede la pubblicazione annuale, da parte del Ministero della salute, dell'elenco delle ditte commerciali e dei produttori che abbiano riportato condanne con sentenza penale passata in giudicato per reati di frode e sofisticazione alimentare.

Mi fido di te

Massimo Carlotto è l'autore, con Francesco Abate, del romanzo “Mi fido di te”, edizioni Einaudi,  ambientato nel pianeta della sofisticazione alimentare. Il protagonista Gigi Vianello è l'elegante, affascinante occulto proprietario del ristorante per gourmet Chez Momò, a Cagliari. Ha due particolarità: una eterocromia oculare, ha cioè gli occhi di diverso colore (uno azzurro, l’altro verde) e un passato ingombrante che si è lasciato alla spalle salutando di gran fretta la sua terra d’origine, il Veneto. Al riparo da piatti salutisti e raffinati, guadagna soldi riciclando e smistando partite di cibo sofisticato in ogni angolo del pianeta. Cibo che va nei discount, dove è costretto a fare la spesa chi non può andare tanto per il sottile, nei ristoranti alla buona o nelle mense dei poveri e della comunità. Il romanzo, rappresenta molto bene il mondo della contraffazione, e come tutti i noir dell’Alligatore, si fonda su basi vere. Fidarsi è bene…

 


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