Un evento fieristico a basso impatto ambientale è possibile!

Pubblicati i risultati del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre 2008. Meno 45% di impatto ambientale rispetto al 2006, 58,4% di raccolta differenziata e ridotte di 473 tonnellate le emissioni di CO2. Un nuovo modello virtuoso di organizzazione di fiere, congressi, ma anche festival, mostre ed eventi culturali in genere a ridotto impatto ambientale.

Non sono solo i risultati raggiunti con le visite e la filosofia di Slow Food nella direzione di un alimentazione, e verrebbe da dire un mondo, buona, pulita e giusta, ma anche il risultato esplicito di una scommessa messa in campo dal 2006. da quell’edizione gli organizzatori dell’evento hanno iniziato a sperimentare un modo di intendere gli eventi fieristici, che sia compatibile realmente con l’ambiente, rompendo quel connubio che storicamente ha visto i materiali per le location degli stand divenire rifiuti accumulati. Slow Food, insieme a Disegno Industriale (Politecnico di Torino), in collaborazione con la Fondazione ZERI e altri partner, ha determinato l’applicazione della visione sistemica alle proprie manifestazioni, alla propria sede, al tessuto organizzativo e ai Presidi in chiave eco compatibile. L’obbiettivo preposto è la progressiva riduzione dell’impatto ambientale delle due manifestazioni, che tendano a sviluppare nuovi scenari sostenibili di consumo e di gestione degli output (ad esempio gli scarti), rendendoli utilizzabili per altri processi e conferendo loro un nuovo valore economico.
Oggi, a due ani di distanza dalla partenza del progetto sono i risultati a dimostrare come sia possibile fare ciò, ribadendo così il ruolo innovatore e la funzione educatrice che il Salone del Gusto e Terra Madre 2008  hanno avuto fin dalla loro prima edizione.
“Gli ambiti progettuali presi in considerazione, oltre ai consumi energetici e di acqua, alla produzione di rifiuti e alle emissioni di CO2, sono stati gli allestimenti, gli imballaggi, i materiali per la fruizione del cibo, la logistica per il trasporto di persone e merci. A fronte di un aumento registrato rispetto al 2006 della superficie interessata dalle due manifestazioni e le presenze di visitatori, espositori e partecipanti, i risultati ottenuti sono stati migliori delle più ottimistiche previsioni: ad esempio sono state prodotte 281,84 tonnellate di rifiuti indifferenziati in meno riducendo il costo (che incide sulla collettività) per il loro smaltimento di 25.365 euro. Laddove non si è potuto intervenire direttamente per la riduzione di CO2, si è provveduto alla piantumazione nel parco fluviale del Po torinese di alberi autoctoni; gran parte del concime utilizzato è il compost prodotto dai materiali biodegradabili raccolti nelle due manifestazioni”
Il report pubblicato da Slow food (che si può leggere integralmente qui) evidenzia che nell’ultima edizione è stato raggiunto il 58,4% di differenziazione dei rifiuti, che si sono evitate 281,84 tonnellate di rifiuti indifferenziati rispetto al 2006, evitando che 500 milioni di litri d’acqua fossero inquinati da oli esausti da cucina e lanciando con forza la promozione del modello di acqua sfusa. Oltre ad approvvigionarsi da fonti rinnovabili, il sistema-evento ha evitato, nel suo complesso, l’utilizzo di circa 103.011 kWh e di 5 tonnellate di petrolio ed ha prodotto circa 34.230 kWh di energia.
Ha ridotto di circa il 30% le emissioni di Co2 e ha azzerato le rimanenti con un progetto di salvaguardia della biodiversità nel Parco fluviale del Po torinese.
Un passo in avanti importante verso una visione del quotidiano, che possa essere proprio come lo slogan del salone: buona, giusta e pulita.

Fonte: SlowFood

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