E' la decisione personale la base di partenza di chi non si limita ad acquistare solo per necessità, e lo scegliere è motivato, in maniera forte ed argomentata. E' questo che si evince dallo studio pubblicato da Demos-Coop/LaPolis e arricchito da "Consumare con impegno", una ricerca di Luigi Ceccarini, ricercatore del Laboratorio di Studi Politici e Siali LaPolis e docente all'Università di Urbino.
La scelta dei consumatori si fa più dettagliata man mano che ci si addentra nelle cifre, infatti nell'ultimo anno quasi la metà degli intervistati, ha acquistato consapevolmente, il 47% per la precisione.
L'acquisto equo e solidale è il più praticato: il 30,6 per cento ha fatto questa scelta, sinergicamente ad altre pratiche; viene classificato "Consumatore responsabile" quel 30,1% che sceglie gli acquisti in base a considerazioni etiche, politiche, ambientali.
E' "filantropico" il consumatore che comprando finanzia una buona causa e rappresenta quasi un intervistato su due. Anche il boicottaggio viene classificato, definendolo il più politicizzato e rappresenta il 18,7% degli intervistati che hanno scelto di non comprare da aziende colpevoli di scelte giudicate scorrette, dal punto di vista politico, etico, o ambientale.La percentuale degli attivisti sale se si osserva il comportamento di giovani e studenti. Perché se per comprare servono i soldi, per non comprare serve tempo, attenzione, convinzione e impegno.
La ricerca entra poi nel merito del sesso, delle professioni e del grado d'istruzione di chi acquista, evidenziando come siano le donne i soggetti più propensi al consumo critico, chi svolge professioni più remunerative, con un grado di istruzione più elevato.
Sta di fatto che ognuno a modo suo, contribuisce a comporre un mondo, come quello del consumo consapevole, variegato e fatto, per fortuna, di tante azioni, e per fortuna non facilmente classificabili.
I dati di Fairtrade
Il commercio equo e solidale nel 2007 ha attraversato una fase di grande sviluppo. Infatti le vendite dei prodotti certificati Fairtrade (il marchio di garanzia del commercio equo e solidale) sono cresciute del 35% in Italia e del 47% nel mondo secondo i dati presentati nell'ultima edizione di Terra Futura. I consumatori hanno speso 2,3 miliardi di euro in prodotti certificati Fairtrade, che sono andati a vantaggio di oltre un milione e mezzo di produttori e lavoratori in 58 Paesi in via di sviluppo. In particolare, le vendite di succhi di frutta sono quadruplicate, lo zucchero ha raddoppiato e le banane sono cresciute del 72%. Le vendite di caffè sono aumentate del 19%. In Italia, gli accordi con la grande distribuzione hanno fatto la differenza, ma gli acquisti si dividono comunque in maniera eguale tra botteghe e supermercati.
I Paesi che hanno registrato il maggiore incremento delle vendite di prodotti Fairtrade sono Svezia ( 166%), Norvegia (109%), Gran Bretagna ( 72%) e Stati Uniti ( 46%). Il Paese con il maggiore consumo pro capite di prodotti equi solidali nel mondo è la Svizzera, con una spesa annua di 20,8 euro.
Fonti: La Repubblica, Demos




