Spreco alimentare

Secondo la Commissione Europea, si intende per spreco alimentare “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza, seppure ancore commestibili e potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.

La crescita economica nell’Unione europea è accompagnata da un’incredibile quantità di spreco alimentare, che a sua volta causa una perdita di materiali ed energia, danni ambientali ed effetti negativi sulla salute e sulla qualità di vita. È solo negli ultimi dieci anni che lo spreco alimentare ha ricevuto grande attenzione, poiché è considerato una delle cause principali degli effetti negativi economici, ambientali e sociali e rappresenta uno dei temi più importanti correlato al concetto di sostenibilità. Infatti, lo spreco alimentare non è solo questione di cibo. Gli alimenti di cui ogni giorno ci nutriamo per arrivare sulle nostre tavole, hanno visto l’investimento di risorse naturali con un altrettanto importante impatto ambientale. Con il cibo sprecato, vengono gettate via risorse come: acqua, fertilizzanti, suolo, combustibili fossili e fonti energetiche di ogni tipo. Gran parte del fabbisogno idrico mondiale è legato proprio alla produzione di cibo e lo spreco alimentare è sinonimo di spreco d’acqua.
Negli anni il fenomeno ha raggiunto dimensioni spaventose, è più di un terzo del cibo prodotto nel mondo che viene sprecato. Nel nord del mondo – secondo i dati FAO – si produce e si acquista troppo cibo che spesso viene buttato prima ancora che si deteriori. Lo spreco raggiunge i 280-300 chili/pro capite all’anno partendo dai campi, passando attraverso la trasformazione e la distribuzione per finire nelle nostre cucine. Invece, nel sud del mondo, il cibo si spreca per mancanza di infrastrutture adeguate, di strumenti per la conservazione e il trasporto in tempi utili.
Oltre ad essere un problema di grande valenza etica, lo spreco alimentare, porta con se un’insensata pressione sulle risorse naturali, sulla terra e sul clima. Produrre troppo equivale usare più energia e materie prime del necessario. Lo spreco di risorse viene così amplificato durante la distribuzione, poi nelle nostre case e infine nella fase di smaltimento dei rifiuti.
La FAO calcola che ogni anno si sprechino 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. È possibile distinguere tra due tipologie di spreco di cibo:
•    Food losses, ovvero, le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola;
•    Food waste, ossia, gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale.
Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema. II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno. Il triste primato dello spreco è rappresentato dall’Olanda con 579 Kg pro-capite l’anno, mentre il Paese più virtuoso risulta essere la Grecia con i suoi 44Kg pro-capite l’anno.
Mentre l’Italia, con i suoi 149 Kg pro-capite l’anno si piazza a metà strada tra i due esempi riportati sopra. Complice la crisi economica globale che sembra aver ridotto lo spreco alimentare addirittura del 57% nel nostro paese, spingendo i consumatori ad approcciare alla spesa in modo più razionale ed oculato. L’Osservatorio sugli sprechi ha rilevato che tra i prodotti più sprecati a livello domestico in Italia, si trovano i prodotti ortofrutticoli (17%), pesce (15%), pasta e pane (28%) uova (29%) carne (30%) e latticini (32%). Tradotto in termini di costi abbiamo una perdita di circa 450 euro l’anno a famiglia.
Ancora in Italia la Legge 19 agosto 2016 n.166 "Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi" prevede interventi per la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di tali prodotti attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi prioritari:
•    Favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari ai fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all’utilizzo umano;
•    Favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale;
•    Contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
•    Contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare previsto dal medesimo Programma nonché, alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
•    Contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni delle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.
Nonostante gli interventi legislativi, lo spreco alimentare inquina anche nel nostro paese. Sul fronte delle emissioni, sono 24,5 i milioni di tonnellate di biossido di carbonio sprigionati inutilmente in atmosfera per produrre beni alimentari destinati alla pattumiera. Il 20% di questi gas serra è legato al settore trasporti, di queste, 14,3 milioni di tonnellate di CO2 sono associate al cibo sprecato dai consumatori e 10,2 milioni di tonnellate sono legate alle perdite lungo la filiera alimentare.

Fonte: www.slowfood.com; www.sprecozero.it; www.foodscovery.it, www.salute.gov.it

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