Spreco Alimentare: l’esperienza danese

 
Secondo gli ultimi dati disponibili ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura 9 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 13 miliardi di euro (l'1% del Pil). Lo spreco annuo pro-capite è di 76 chili, con una ripartizione del 54% nel consumo, il 21% nella ristorazione, il 15% nella distribuzione e l’8% nell’agricoltura.
 
Ma lo spreco è comune in tutto il mondo, infatti si calcola che in totale l’UE sprechi ogni anno 100 milioni di tonnellate di cibo e secondo la Fao, con il totale degli alimenti che vengono cestinati nel mondo si potrebbero sfamare 2 miliardi di persone. Per frenare la tendenza il governo italiano ha approvato lo scorso agosto una legge anti spreco che incentiva a donare le eccedenze. Ma è la Danimarca il Paese che ha saputo fare di più. Senza leggi, ma con un cambiamento radicale e culturale nelle abitudini dei danesi, riuscendo a tagliare gli sprechi del 25% in soli cinque anni. Paladina della lotta è Selina Juul, graphic designer russa arrivata in Danimarca negli anni '90 per studio e subito rimasta colpita dall’abbondanza dei prodotti nelle vetrine e negli scaffali, ma anche sconvolta dalla quantità di pane che veniva buttata via solo perché non aveva più un aspetto fragrante. Nel 2008 Selina Juul creò una pagina Facebook per spingere i danesi a sprecare meno cibo,  la pagina ebbe un boom di contatti e due settimane dopo la graphic designer fu invitata a parlare del tema alla tv nazionale. Tra le prime iniziative, considerando che in Danimarca vengono buttati ogni anno 28mila tonnellate di pane e torte perché vendute in quantità eccessiva rispetto al bisogno reale delle persone, quella di ridurre le porzioni (e il prezzo) del 40-50%, proposta alle quale aderirono subito catene della grande distribuzione.
Tra le altre iniziative di successo la Lidl, ad esempio, eliminò le promozioni sui prodotti che incoraggiano le persone a comprare di più, mentre Unilever sponsorizzò le “doggybag” nei ristoranti per invitare i clienti a portare a casa gli avanzi. Lo scorso anno, invece, ha aperto i battenti WeFood, una sorta di supermarket che vende solo prodotti scaduti, ma ancora buoni.
Ma come spiega Krishnendu Ray, sociologo della New York University la ricetta della Danimarca non è facile da replicare altrove: "Il Paese è piccolo, relativamente omogeneo e con una coscienza collettiva che spinge gli abitanti ad agire più per il bene comune che per il proprio interesse".
Anche se non riproponibile l’esperienza danese ci spinge alla sensibilizzazione e all’azione seguendo i semplici consigli dell’attivista.
Ad esempio comprando esclusivamente il cibo di cui si ha bisogno, o preparando solo l'esatta quantità di cibo che si riesce a mangiare. O ancora condividendo il cibo con i vicini e accertandosi che le scatole siano vuote prima di buttarle.
In merito agli avanzi l’attivista consiglia di, coprirli e farli raffreddare per un'ora prima di riporli in frigo o in congelatore, mangiandoli prima possibile o utilizzandoli per preparare nuovi piatti. 
“Ridurre lo spreco salva le vite” spiega Selina a chiunque glielo chieda e così prosegue in questo suo percorso di sensibilizzazione che, come prossimo step, ha scelto quello di spingere i clienti a comprare i cibi vicini alla scadenza per evitare che vengano buttati. Chi compra questi prodotti sa che una parte del costo verrà usato per aiutare i Paesi meno abbienti e, in un solo mese, Selina ha raccolto 28 mila euro.
 
Per saperne di più: www.selinajuul.com
 
Fonte: greenstyle.it; www.agi.it
 

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