Il 20 novembre si è tenuta a Torino, una giornata di studi in memoria di Aurelio Peccei, tra i primi a comprendere l’importanza e la necessità di strategie di sviluppo sostenibile per il futuro del pianeta. Un’occasione a 40 anni dalla nascita del Club di Roma e a 100 da quella del manager torinese, per discutere e ricordarne l’eredità e la visione lungimirante.
Un documentario, un convegno di studi ed una tavola rotonda, con la presenza di rappresentanti del mondo accademico, scientifico, industriale e del figlio Roberto, Presidente della Fondazione Aurelio Peccei, sono stati i momenti celebrativi dedicati a Peccei dalla sua città natale. In mattinata, nel salone dell’Aula Magna dell’Università di Torino, il convegno di studi ha evidenziato il ruolo “anticipatore, di formazione della coscienza critica e di osservazione del mondo” del dirigente Fiat e Olivetti. Sottolineato ulteriormente dall’intervento del figlio, attraverso la letture di dediche a lui indirizzate dal padre, “bisogna avere il coraggio di un’utopia per un mondo migliore… che si può costruire rispetto a quello in cui viviamo, attraverso lo sviluppo delle capacità e qualità umane”.
L’avventura di un uomo libero e di un’esperienza manageriale il cui paradigma prevedeva lo sviluppo dell’impresa intimamente legato ad un risultato sociale basato sull’eticità. Un pensiero che si sviluppa in Peccei a seguito delle sue esperienze lavorative in tutto il mondo, da dove aveva potuto osservare le conseguenze di una crescita demografica esponenziale ed il conseguente utilizzo non razionale delle risorse. E’ la stessa storia di Peccei a illustrare con forza questi punti. Una forza che è volontà di educare alla conoscenza del pianeta, alla ricerca della non violenza tra gli uomini e degli stessi con la natura, nonché all’importanza di una visione d’insieme ottimistica. Le testimonianze in tal senso sono venute dalla relazioni della Professoressa di Storia dell’Economia dell’Università di Torino Adriana Castagnoli e da Eleonora Barbieri Masini del Club di Roma. Passaggi il cui filo conduttore era la speranza di realizzazione di un nuovo sviluppo, che tenesse conto dei problemi su scala mondiale. Una nuova idea che si teorizzerà tra il 1968 ed il 1972, date della costituzione del Club di Roma e della pubblicazione di “I limiti della crescita”. Una visione orientata al futuro che non abbandonerà più Peccei sino alla fine. Nato per stimolare conoscenze, politiche e azioni comuni rispetto ai rischi di crisi delle risorse e degli elementi che componevano il macrosistema Terra negli anni settanta, il Club di Roma con un approccio interdisciplinare e globale, diede vita ad un progetto con il MIT, che tracciava un modello matematico per il mondo. L’indagine conteneva parametri interdipendenti: popolazione, sfruttamento delle risorse non-rinnovabili, industrializzazione, produzione alimentare, degrado ambientale e si basava sulla dinamica dei sistemi di Jay Forrester. Affidato a Dennis Meadows il lavoro non era una previsione sul futuro, ma un’indicazione per poter sviluppare scenari alternativi, dato che dimostrava come l’umanità avesse già superato i limiti della crescita. Da qui tutta l’opera successiva di Peccei, impegnato tra conferenze ed incontri informali, anche con capi di stato, a discutere della situazione mondiale, cercando di perseguire uno sviluppo sostenibile “possibilmente attraverso soluzioni comuni”. Un periodo quello in cui operò Peccei, che vedeva gli albori della società dell’informazione e l’emergere della necessità di una comunicazione efficace.
Nel pomeriggio al Castello del Valentino, presso la Facoltà di Architettura, alla presentazione del documentario “Aurelio Peccei: l’impresa di un’utopia umana”, con immagini di repertorio ed inedite in bianco e nero ed a colori, sono seguiti tra gli altri gli interventi di Luigi Bistagnino, Professore di Design presso la Facoltà di Architettura di Torino e di Luca Mercalli della Società Metereologica Italiana. Due momenti per riflettere sulle problematiche della comunicazione, dell’educazione e del problema della complessità. Per Bistagnino “bisogna utilizzare una visione diversa, i problemi non vanno presi singolarmente, ma nell’insieme. E’ inutile dire che i politici stanno sbagliando, se sono stati educati male. Non ci si deve focalizzare sul prodotto, ma sull’uomo. Questo bisogna insegnare, perchè l’innovazione sta nella testa e le rivoluzioni nascono dal basso”. Secondo il noto volto televisivo di “Che tempo che fa”, aumentare il consenso è l’obbiettivo da rincorrere, anche se non ci sono ricette da seguire e la parabola di Peccei dimostra come si siano persi 30 anni. Forse proprio pensare diversamente può diventare la leva per scalfire il silenzio che spesso circonda queste tematiche. Immaginare i processi nell’insieme, compresa la chiusura dei cicli “se progetto un bicchiere di plastica, devo pensare pure a dove finirà e a come smaltirlo dopo mezz’ora”. Solo in questo modo, inizieremo a renderci conto dell’importanza di incoraggiare i cittadini e i governanti del mondo a prendere coscienza delle proprie responsabilità per la costruzione del futuro.
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